Lunedì, Dicembre 7, 2015

Japanese children walk to school by themselves

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E’ una scena consueta da vedere nei transiti di massa giapponesi: truppe di bambini negli scompartimenti dei treni, da soli o in piccoli gruppi, che cercano un posto a sedere.

Indossano calze al ginocchio, scarpe di pelle lucida, cardigan e dei grandi cappelli legati sotto il mento ed anche dei pass della metropolitana pinzati alle loro cartelle. I ragazzini possono avere anche 6 o 7 anni, e vanno e vengono da scuola, senza nessuno che li sorvegli.

Un popolare show televisivo intitolato -Hajimete no Hotsukai- o -Il mio primo viaggio- mostra dei bambini di due e tre anni ai quali viene chiesto di compiere un piccolo dovere per le proprie famiglie. Mentre cercano di raggiungere il verduriere o la panetteria, i loro progressi vengono filmati da una troupe televisiva e lo show è in onda da più di 25 anni.

Kaito, ha 12 anni e vive a Tokyo, prende il treno da solo fra le case dei suoi gentiri, che sono divorziati da quando ne aveva 9
-All’inizio ero un po’ preoccupato- ammette - di essere in grado di prendere il treno da solo. Ma solo un po’-.
Adesso, dice, è facile. I suoi genitori all’inizio erano apprensivi, ma hanno proseguito nell’esperimento perchè ritenevano che il ragazzino fosse grande abbastanza, e molti altri bambini facevano la stessa cosa senza problemi.

-Onestamente, quello che pensavo all’epoca era che i treni sono sicuri e puntuali e facili da prendere, e che lui è un ragazzo intelligente- dice la mamma bis del ragazzo.
- Io ho preso il treno da sola quando ero più piccola di lui a Tokyo- continua la mamma step -Non avevamo cellulari ma riuscivamo lo stesso ad andare dal punto A al punto B con il treno. Se lui si prede, può chiamarci-.
Cosa’è che conta per questo inusuale livello di indipendenza? Non è la sicurezza di sè ma il -dipendere dal gruppo- sostiene Dwayne Dixon, antropologa culturale che ha scritto la sua tesi di laurea sulla gioventù giapponese.
-I ragazzi giapponesi imparano presto che ogni mebro della comunità può essere chiamato a servire o ad aiutare gli altri- spiega.

Tale affermazione viene rinforzata praticamente a scuola, dove i bambini fanno dei turni di pulizia per servire il pranzo invece di avere uno staff addetto a tali doveri. Tutti ciò -distribuisce il lavoro fra varie persone e modifica le aspettative, insegnando allo stesso tempo a tutti cosa significa pulire un gabinetto, ad esempio- conclude Dixon.

Prendersi la responsabilità di luoghi condivisi significa che i ragazzi sentono l’orgoglio del possedere qualcosa e capiscono concretamenete le conseguenze del disordine, visto che devono pulire loro stessi. Questa etica si estende anche agli spazi pubblici (una delle ragioni per cui le strade in Giappone sono pulite). Un bambino da solo in mezzo ad una strada pubblica sa che può contare sul gruppo per un aiuto di emergenza.

Dando loro libertà, i genitori dimostrano molta fiducia non ai loro bambini, ma all’intera comunità. -Molti ragazzini nel mondo sono auto-sufficienti- osserva Dixon. “-Ma la cosa del Giappone che penso sia molto intrigante per gli Occidentali, è il senso di fiducia e di cooperazione che qui succede, spesso non sollecitata e senza chiederla-.

-traduzione parziale di un articolo di Selena Hoy, 2 ottobre 2015 pubblicato su www.theatlantic.com-