Venerdì, Febbraio 22, 2013

Hina Matsuri: la vita ordinaria del Principe e della Principessa

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E’ quasi fine Febbraio, il momento giusto per cominciare a preparare la festa conosciuta come Hina Matsuri o festa delle Bambine.
Ho già scritto molto su questo argomento ma quest’anno vi presenterò delle notizie varie e vi racconterò ciò che ancora non conoscete.

Tradizionalmente la festa di Hina Matsuri è il 3 di Marzo: il giorno in cui le bambine giapponesi vestono il kimono, mangiano dolcetti vari, ammirano e giocano con le bambole del Principe e della Principessa .

Nei templi, nei grandi magazzini e nelle case spaziose dei giapponesi vengono esposte per l’occasione dei bellissimi piedistalli a scalini su cui poggiano i vari personaggi che accompagnano i due principali protagonisti -il principe e la principessa- ma quest’anno c’è una novità.

A Gujo una cittadina della Prefettura di Gifu hanno organizzato una mostra molto particolare in cui circa 2000 bambole Hina non stanno sedute regalmente nelle solite posizioni ma si apprestano ad eseguire delle azioni quotidiane, come bere, leggere o lavare. Alcune di queste, giocano perfino a calcio.

L’idea è venuta al signor Takako Yoshino, il 65enne proprietario di un negozio di kimono di seconda mano.
Sul Japan Times si dice che la mostra sta avendo un grande successo e pare che stia attirando molti turisti in questa cittadina meglio conosciuta per il suo Matsuri d’estate.

Il signor Yoshino aiutato da amici, ha recuperato bambole Hina in tutto il Giappone, per poi rivisitarle dopo la cerimonia chiamata Ningyo Kuyo, che si è svolta in vari templi buddisti e shintoisti .
Durante la cerimonia si è pregato sia per il bene delle bambole, sia per ringraziarle di avere regalato ai precedenti proprietari tanti bei ricordi.

Ed infine il signor Yoshino ed i suoi amici hanno creato dei set originali per le bambole.
Il signor Junichiro Sugimoto per esempio, un oculista del luogo di 75 anni, si è divertito a metter su una scena in cui un Principe Hina indossa i suoi vecchi occhiali per leggere il giornale, mentre la Principessa gli siede accanto, ed anche lei ha gli occhiali ^__^

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Giovedì, Febbraio 14, 2013

Valentine’s Day

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Un omaggio a questo giorno dedicato all’amore, a voi lettori e alla mia scrittrice giapponese del cuore.

Mi riferisco a Sei Shonagon grande donna e scrittrice che nonostante abbia annotato queste parole nel suo Makura no soshi -conosciuto in italiano con il titolo di Note del Guanciale alla fine del X secolo- è assolutamente attuale e capace di comunicare in maniera impeccabile.

Le riporto in inglese per accontentare tutti ^__^ Auguri

Hateful things

A lover who is leaving at dawn announces that he has to find his fan and his paper.
-I know I put them somewhere last night- he says.
Since it is pitch dark, he gropes about the room, bumping into the furniture and muttering.
-Strange! Where on earth can they be-.
Finally he discovers the objects.
He thrusts the paper into the breast of his robe with a great rustling sound; then he snaps open his fan and busily fans away with it.
Only now is he ready to take his leave.
What charmless behaviour! Hateful is an understatement.

Equally disagreeable is the man who, when leaving in the middle of the night, takes care to fasten the cord of his headdress.
This is quite unnecessary; he could perfectly well put it gently on his head without tying the cord.
And why must he spend time adjusting his cloak or hunting costume?
Does he really think someone may see him at this time of night and criticize him for not being impeccably dressed?

A good lover will behave as elegantly at dawn as at any other time.
He drags himself out of bed with a look of dismay on his face.
The lady urges him on: -Come, my friend, it’s getting light. You don’t want anyone to find you here-.
He gives a deep sigh, as if to say that the night has not been nearly long enough and that it is agony to leave.
Once up, he does not instantly pull on his trousers.
Instead he comes close to the lady and whispers whatever was left unsaid during the night.
Even when he is dressed, he still lingers, vaguely pretending to be fastening his sash.

Indeed, one’s attachment to a man depends largely on the elegance of his leave-taking.
When he jumps out of bed, scurries about the room, tightly fastens his trouser-sash, rolls up the sleeves of his Court cloak, over-robe, or hunting costume, stuffs his belongings into the breast of his robe and then briskly secures the outer sash—one really begins to hate him.

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