Mercoledì, Gennaio 16, 2013

Nagisa Oshima, Sayonara sensei

-Per ricordare un regista fantastico che ha segnato per sempre nella mia memoria immagini e sensazioni uniche.
Una di quelle persone che senti vicine e che entrano a far parte della tua vita non appena le scopri.
Un uomo davvero speciale, che ho avuto la fortuna d’incontrare, un pomeriggio di maggio alla fermata dell’autobus-
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Articolo pubblicato su Repubblica Torino, il 14 Novembre 2009

«NON avevo molte speranze sul mio futuro di regista cinematografico, perché pensavo che il mio ingresso come assistente alla regia negli studi cinematografici costituisse un fallimento.
Anzi, pensavo addirittura che fosse già tanto diventare un regista mediocre che riesce a produrre film di ordinaria amministrazione».

Questo mi raccontava Nagisa Oshima anni fa Genova, in occasione di una mostra sul cinema giapponese d’ avanguardia.
Parlava dei suoi esordi naturalmente.

Nato a Kyoto nel 1932 è uno dei più grandi maestri del cinema giapponese indipendente, con produzioni varie e molteplici che spaziano da spot pubblicitari, documentari, corti, film per la televisione, film indipendenti, film dal sapore più internazionale prodotti in Europa, fino alle sue più recenti partecipazioni a programmi d’ intrattenimento in tv private giapponesi.
La retrospettiva dedicata al maestro della new wave nipponica, dal Torino Film Festival è stata voluta innanzi tutto dal direttore Gianni Amelio che ne ha affidato la sua complessa realizzazione, visto il numero davvero importante di film in visione, a Stefano Francia di Celle autore fra l’ altro per la trasmissione di Raitre Fuori orario.

Difficile raccontare le emozioni, le caratteristiche e la grandezza dei film di Nagisa Oshima ma certamente in tutti i suoi diversi periodi creativi, che partono dal 1959 con Il quartiere dell’ amore e della speranza (oggi alle 15 all’ Ambrosio 2) per arrivare al 1999 in cui è uscito il suo ultimo film Gohatto (martedì alle 14.15 all’ Ambrosio) ovvero un arco di 40 anni in cui la società giapponese ed il resto del mondo sono fortemente cambiati, la sua caratteristica principale è quella di avere sempre stupito e di avere proposto temi audaci, brillanti e tenacemente controcorrente.

Oshima dei primi tempi dunque è un giovane colto e combattivo - «Non sono interessato a fare film che si possano capire in 15 minuti afferma - viene da Kyoto dove ha frequentato l’ università di Legge e Scienze politiche, conosce naturalmente la cultura tradizionale giapponese anche se la folta libreria del padre conteneva scritti di Marx e le opere di Freud.
Non fu mai un convinto socialista tuttavia perché pensava che «il marxismo e il cristianesimo siano la stessa cosa ed entrambe negative», rifiutando sia i dogmi occidentali che la rassicurante obbedienza agli stereotipi nipponici, come ad esempio il rifugio nella natura.
I suoi film dal 1962 al 1970 sono caratterizzati dalla totale indipendenza dagli Studios giapponesi: Oshima insieme a un gruppo di artisti amici inizia a fare del cinema «personale» e sperimentale e fa uscire il cinema dal ghetto degli studi cinematografici.

«In quel periodo tanti altri registi seguirono il mio esempio- racconta Oshima - Nel 1967 mentre iniziavo le riprese di
L’ impiccagione
(martedì alle 17.45 all’ Ambrosio 2), cominciò la collaborazione fra i registi di cinema sperimentale e commerciale, fu davvero un bel periodo, tutti volevano un’ arte rivoluzionaria e una rivoluzione artistica».

Nagisa Oshima in Occidente è molto più conosciuto per i film girati negli anni Ottanta come Ai no Korida -L’ Impero dei sensi- oggi alle 9.15 all’ Ambrosio 2), Merry Christmas Mr. Lawrence (mercoledì alle 14.30 al Nazionale 2), L’ impero della passione (lunedì alle 22.30 all’ Ambrosio 2), Max mon amour (domani alle 20 all’ Ambrosio 2) e l’ ultimo film girato Gohatto (martedì alle 14.15 all’ Ambrosio 2).

In queste pellicole s’ intuisce il suo punto di vista sulla natura umana e su come il sesso riesca spesso a sovvertire l’ emozione, la politica, l’ ordine e la gerarchia.
Perfino fra i soldati di opposte fazioni, un capitano giapponese e un prigioniero britannico, può scattare l’ amore, così come fra una distinta e bellissima moglie di un diplomatico francese e uno scimpanzè di nome Max.

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L’ amore è diventato così il terzo elemento del suo cinema assieme al sesso e al crimine.

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