Giovedì, Novembre 22, 2012

Specchi e riflessi d’Oriente

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Specchio con piante autunnali e uccelli
Bronzo, d. 11,1 cm
Giappone, periodo Kamakura, XIII sec. d.C.
Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’, Roma
© Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’, Roma
pubblicato su Repubblica To, 22 novembre 2012

-La mente del saggio è perfettamente calma, è come uno specchio che riflette il cielo e la terra e tutti gli esseri- recita un’antica massima filosofica cinese.

Ben lungi dall’essere un utile oggetto davanti al quale riflettere la propria e mille altre immagini, lo specchio ha storicamente una notevole rilevanza artistica ed è un chiaro riflesso della coscienza collettiva.
Queste sono alcune delle numerose verità raccontate nella mostra Riflessi d’Oriente - presso il MAO che inaugura venerdì 23 Novembre fino al 24 Febbraio.

La sala espositiva del Museo d’Arte Orientale di Torino ospita questa esibizione di 125 specchi, che datano da 2500 anni fa fino ai primi anni del Novecento, e che provengono perlopiù dalla Cina ma anche dal Giappone Corea del sud, Cambogia, Vietnam ed Iran.
Il curatore della mostra, Marco Guglielminotti Trivel è riuscito sia a
- Mettere insieme la prima mostra del genere in Italia, così esaustiva e con un catalogo altrettanto importante ed anche a collaborare con istituzioni prestigiose nazionali ed internazionali-.

Alcuni degli specchi esposti provengono infatti dal Museo di Arte Orientale di Roma, dai Musei Guimet e Cernuschi di Parigi, dai Musei Vaticani e dal Musée d’Art di Saint Denis, oltre che dalal collezione del MAO.
Questo oggetto metallico che nasce in Cina intorno al 673 A.C. era inizialmente usato nei riti sciamanici e come amuleto.

Si racconta anche che i maestri taoisti in viaggio fra le montagne portassero uno specchio legato sulla schiena per proteggersi dai demoni, i quali posti di fronte alla propria immagine, sarebbero scappati terrorizzati.

Lo specchio come rivelatore assoluto della realtà e dell’animo umano quindi e fin troppo ne abusò il primo Imperatore dei Qin (247-210 A.C. in Cina) spietato tiranno che ne volle uno enorme e di forma rettangolare nel suo palazzo.
-Questo specchio permetteva di vedere la bile ed il cuore delle sue concubine, per scoprire quelle che covavano rancori o infedeltà e metterle a morte- informa Marco Guglielminotti.

Era però un dono nuziale molto pregiato e significativo perché si credeva che avesse il potere di allontanare gli influssi nefasti oppure, in caso di separazione forzata, due amanti spezzavano lo specchio in due e se si fossero rincontrati anni dopo ormai anziani e cambiati, facendo combaciare le due metà in loro possesso, avrebbero potuto riconoscersi.

Molti e affascinanti i significati simbolici, magici e le leggende che accompagnano gli specchi in leghe di bronzo dai pregiati intarsi che compongono la mostra torinese.
Divisa in cinque sezioni, secondo la teoria dei cinque elementi della cosmogonia cinese, l’esposizione propone degli appuntamenti con il pubblico, attraverso cui appronfondire i molteplici temi di cui tratta.

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