Venerdì, Settembre 28, 2012

Yurie Ogawa san e Kokoroya

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pubblicato su Repubblica To, 26 settembre 2012

Nel Giappone degli anni 90 l’arte, la musica italiana, insieme al cibo ed alla lingua hanno cominciato ad essere sinonimo di tendenza.
Ed è stato proprio l’interesse per il cibo e per l’italiano a portare Yurie Ogawa a Torino, dove vive dal 1999.

Perché ha scelto Torino?

-In realtà la prima città che ho visitato è stata Milano.
Ero in viaggio con un’amica e pernottavamo in un Hotel vicino alla stazione.
Una sera però hanno tentato di scipparci.
Un’esperienza un po’ inquietante ma a parte questo incidente ci siamo divertite molto.
A Torino sono venuta nel mio secondo viaggio d’estate, per studiare italiano-.

Come si è trovata?

-Bene. E’ una città con tanti bei musei e palazzi da visitare, tranquilla e facile da orizzontarsi e soprattutto c’erano pochi turisti giapponesi-.

Come mai ha deciso di viverci?

-Perché mi piace ed ho anche conosciuto il mio attuale marito, appassionato di cultura giapponese.
Nel 2004 abbiamo aperto un piccolo negozio di alimenti giapponesi ma dall’anno scorso ci siamo trasferiti nel nostro Kokoroya in via Piave 9, un negozio, una gastronomia ed anche un ristorante-.

Ci spiega meglio?

-A Torino non esistono ristoranti giapponesi di cucina di strada o di casa.
Per lo più sushi e sashimi cucinati al 95% da non giapponesi.
C’era bisogno di qualcosa di autentico e “alla mano”.
L’ideogramma Koko vuol dire Qui ma Kokoroya vuol anche dire Cuore ed affetto -.
Così accogliamo i nostri clienti e per i bambini è pronta la cesta dei giochi-.

A cosa non rinuncerebbe più della quotidianità torinese?

-Al cappuccino e al caffè del bar che in Giappone non è così buono!

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