Lunedì, Giugno 18, 2012

La verità sulle relazioni d’amore in Giappone: non andiamo proprio d’accordo

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di Kaori Shoji per Japan Times, tradotto da Fabiola Palmeri

Uno dei miei cugini più giovani che ha 23 anni è riuscito a raggiungere quello che lui definisce kotoshino igyō , ovvero il grande obiettivo di quest’anno.

Nel caso vi stiate chiedendo di cosa si tratti, vi informo che non ha niente a che fare con i reattori nucleari o con la riforma governativa.
Lui è uno sōshoku danshi, 草食男子 o un maschio erbivoro con polsi e caviglie come fiammiferi ed è stato invitato come solo membro maschile ad un joshikai 女子会 cioè ad un party per sole donne, dove tutte le spese sono pagate dalle joshi 女子 donne, la cui età varia generalmente dai 28 ai 34 anni.
Secondo mio cugino, le ragazze erano delle tipiche nikushoku joshi 肉食女子, cioè delle donne carnivore che gli hanno tirato i capelli, detto che cosa non andava nel suo modo di vestire, hanno indagato senza sosta sulla sua vita sessuale e l’hanno fatto bere fino all’alba. Sta ancora cercando di riprendersi da quell’esperienza, e mi ha detto (tossendo un po’) - Shōganaiyo, anoyoru boku wa petto mitaina mono dattakara - Non c’è niente da fare perché quella notte io non ero che un animale da compagnia-
Maji まじ? Davvero?
Perché in tutto il resto del mondo i pet vengono trattati con maggior rispetto.

Joshikai più uno è una ingegnosa invenzione e le joshi che li organizzano di solito vogliono essere sicure che il maschio che si aggiunge sia giovane e faccia parte di quella adorabile varietà. Ancora meglio se il ragazzo è suscettibile alla seduzione e non si offende dell’inevitabile ijiritaoshi いじりたおし spinta al divertimento senza pietà, che aggiunge dell’extra a questi incontri.

Di solito comunque, le donne e gli uomini giapponesi preferiscono trovarsi con il proprio genere.

L’ora di pranzo in un qualsiasi ofisugai ufficio della città, sia a Tokyo che nelle vicinanze, mostra file di uomini allineati intorno a unti locali in cui si mangiano ramen o negozi di bentō, mentre le donne si siedono in locali più belli a gruppi di tre o quattro.
I Dōryō 同僚 colleghi, si sorridono e si chiamano perfino l’un l’altro lungo la strada ma davvero di rado si vedono gruppi misti che si godono un pranzo insieme.

Mio nonno diceva che gli uomini e le donne dovrebbero sedere allo stesso tavolo non più di una volta alla settimana, altrimenti si alimenterebbe il battibecco e lo stress.
Effettivamente mia obāchan おばあちゃん nonna, che era sua moglie, gli serviva il pranzo e gli versava la birra, ma non appena finiti i doveri necessari, si ritirava spesso in cucina per dedicarsi a se stessa. Sosteneva che fosse più riposante questa modalità e diceva
- Daidokoro wa onna no seiiki” -la cucina è il santuario delle donne, inviolato dalla presenza maschile.

Questa è una scena della fine del XX° secolo, ma decenni dopo, la separazione dei generi è un fatto ed una abitudine che dura.
I ristoranti hanno spesso il redīsu menu レディースメニュ , dei menù ladies, che sono più delicati e facili da preparare che quelli per il genere maschile.
Gli Internet Cafe hanno Josei senyō būsu 女性専用ブース o corners solo per donne con un’illuminazione più soft ed extra amenità. Praticamente in tutti gli hotels si trovano i redīsu setto レディースセット set per donne con piccoli sacchettini in cui ci sono dischetti per pulire il trucco, elastici per capelli, spazzole di plastica e perfino maschere per il viso.

Sui treni ci sono le josei senyōsha 女性専用車 ovvero delle carrozze per sole donne che all’inizio erano state pensate per prevenire gli episodi di chikan 痴漢, le toccatine da parte dei pervertiti, ma ora vengono viste quali un luogo ideale per evitare qualsiasi problema fra i sessi.

Ciò che penso di tutto ciò è che gli uomini e le donne di questo arcipelago non hanno davvero mai imparato a stare insieme.
Shakaigakusha 社会学者, i sociologi sostengono che la storia della bukeshakai 武家社会, società dei samurai abbia avuto una profonda influenza sulla modalità in cui gli uomini giapponesi vedono le donne e viceversa.

Per esempio: il primo samurai ad iniziare uno shogunato nel 1192 è stato Minamoto Yoritomo un incallito calcolatore che uccise il proprio fratello per raggiungere il potere.
Ma non eguagliava sua moglie 政子Masako, che era il prototipo della donna giapponese intelligente, ambiziosa, decisa a sacrificare qualsiasi cosa per il nome della famiglia kamei .
Tormentò Yoritomo per rendere più solida la sua posizione, accumulare ricchezza e mostrargli che la meritava, in quanto bella e nata principessa nel prestigioso clan di guerrieri Hojo.

Volle inoltre essere sicura che dopo la morte del marito, tutto sarebbe stato ereditato dal proprio clan familiare mentre lei avrebbe tirato le corda delle decisioni politiche e manipolato i signori della guerra.
Da notare che il kanji masa 政 del nome Masako significa politica, o dare ordini. La signora in questione ha certamente confermato il significato del suo nome.

Il successivo samurai che ha davvero inquadrato la questione uomo-donna di questo Paese è stato Tokugawa Ieyasu , arrivato ben 4 secoli dopo Yoritomo e soprattutto l’uomo che unificò il Giappone nel 1603, quando aveva sui 70 anni.
Ieyasu era profondamente diffidente delle donne e sosteneva che un samurai ed una donna dovrebbero occupare la stessa stanza solo per una regione: procreare.

E per prevenire affettuosità o conversazioni non necessarie decretò che nella camera accanto ci fosse sempre un gruppo di chaperon, attenti a che nessuno si divertisse troppo ma che svolgesse il proprio dovere.

Senza dubbio avrebbe approvato le carrozze dei treni e delle metro riservate solo alle donne.

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