Domenica, Ottobre 23, 2011

Karakuri Ningyō

pubblicato su Il Venerdì, 21 ottobre 2011, Dolce Vita
Wakamarua_waka_01_sm.jpg interagisce in maniera gentile con le persone: quando lavora per il negozio di abbigliamento Uniqlo aiuta a scegliere i vestiti, con particolare predilezioni per i clienti bambini, mentre dolcemente dice come si chiama.
Se invece abita in famiglia, porta il giornale, informa sulle condizioni del clima e può anche fare gli esercizi di ginnastica mattutina insieme.
Quando si stanca chiede una pausa per ricaricarsi d’energia, naturalmente elettrica.
Questo delizioso robottino giallo, firmato Mitsubishi e figlio del designer di Osaka Toshiyuki Kita ,
non è che uno degli affascinanti protagonisti giapponesi presto in mostra al Palazzo Barolo, Torino.
Dal 5 di Novembre fino al 18 Dicembre in questo palazzo storico del quadrilatero cittadino, si potrà esplorare la meraviglia del mondo Karakuri Ningyō (Bambole meccaniche), cioè di quei
-Dispositivi meccanici per prendere in giro, ingannare o prendere una persona di sorpresa- che sono i veri antenati della più moderna robotica.
E’ dal 17° secolo che gli artigiani giapponesi iniziarono a dare vita a bambole che danzavano, servivano il tè, arcieri con tanto di frecce e ad altre che giocavano fra loro.
Questi prodigi venivano attivati da molle, mercurio e sabbia mobile o da acqua pompata.
Per fortuna sono state conservate alcune Karakuri che saranno manovrate per il pubblico italiano da Shohei Tamaya IX l’unico Maestro giapponese in vita che discende da un antico lignaggio di creatori di bambole meccaniche.
Il Maestro riesce anche a restaurarle, perché parecchie Karakuri vennero distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale.
Per la mostra, muoverà l’Arciere che scocca le frecce centrando sempre il bersaglio, il Tengu che indossa la maschera a becco di corvo e la Bambina che gira in tondo insieme alla sua trottola di legno, assicurando magia e bellezza.
Ma sarà anche la più contemporanea innovazione ad essere presente, come sempre succede nell’espressione artistica Made in Japan dove tradizione e avanguardia vanno a braccetto.
Oltre ai grandi occhi di Wakamaru, relatori di prestigio disserteranno sulle più recenti scoperte ed applicazioni della robotica internazionale.
Come ricorda il Direttore Artistico della mostra Daniela Crovella dell’Associazione Culturale Yoshin Ryu -Il rapporto fra i giapponesi e i robot è di forte affinità.
Esistono robot attori di teatro e infermieri, altri utilizzati nel dopo terremoto per rivelare i livelli di radiazioni o per aiutare ad individuare possibili superstiti.
Tutti con fattezze che ricordano quelle nostre, di uomini, donne e bambini-.
Forse anche con un pensiero proprio, almeno così si vorrebbe credere perché ci dice Masahiro Mori, roboticista nipponico
- Essendo Buddha in tutte le cose non può non essere anche nei robot-

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Giovedì, Ottobre 20, 2011

Japan is a strange country

Enjoy friends ^___^

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Mercoledì, Ottobre 19, 2011

1Q84 in London

haruki-murakami.jpg Non sono una super fan di Haruki Murakami, forse perché non ho molto letto di questo autore, chissà….tuttavia sto aspettando con interesse l’uscita del suo ultimo libro 1Q84 in italiano, prevista per l’ 8 Novembre.
Nel frattempo ieri a Londra c’è stata grande festa per l’uscita del libro in lingua inglese.
Poco prima della mezzanotte erano almeno 80 le persone davanti alla libreria Foyels in Charing Cross Road, che aspettavano l’apertura del negozio per comprare le primissime copie in inglese del romanzo e moltissime altre che aspettavano dentro il Cafe fra musica jazz e readings di racconti, ovviamente di Murakami Haruki san.

C’è stata anche una lotteria i cui 30 fortunati vincitori hanno ottenuto una copia ciascuno di 1Q84 autografati da Murakami.
In Giappone il romanzo è stato pubblicato in tre volumi, in Inghilterra in due, (il secondo esce il 25 Ottobre), stessa data d’uscita dell’edizione in USA, in un solo volume.
Aspettiamo dunque il romanzo in italiano, ( i primi due volumi però, in quanto il terzo uscirà nel 2012) tradotto da Giorgio Amitrano, novembre sta arrivando……

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Domenica, Ottobre 16, 2011

New Uniqlo shop in New York

uniqlon.jpg Il 21 di Ottobre Yanai san, presidente di Uniqlo aprirà il suo secondo negozio nella Fifth Avenue a New York.
Così, dopo il negozio di Manhattan, il fashion tutto nipponico di Uniqlo sta per conquistare il pubblico nord americano, e ci riuscirà certamente, visto che nelle intenzioni del presidente si dovrebbero aprire altre centinaia di punti vendita per tutti gli States.
Ricordo che i primi negozi Uniqlo a Tokyo, nati nel 1994, non ebbero subito un grande successo.
Abituati alle firme prestigiose della moda o al meraviglioso no-brand Muji Rushi i giapponesi si rivolgevano al fashion casual dei capi Uniqlo, con pacato entusiasmo.
Ma il vento è cambiato e con la possibilità economica che si assottiglia sempre di più ed i modelli Uniqlo che sono molto migliorati, ad oggi il marchio rappresenta la catena di abbigliamento più di successo dell’intero Giappone, sia per vendite sia per profitti, con una crescita annua che si aggira intorno al 20%.
Insomma una vera potenza, specialmente vista la situazione di recessione in cui si trova mezzo mondo, compreso il Giappone.
Al momento sono quasi 800 i negozi Uniqlo in Giappone, una cinquantina in Cina, ad Hong Kong, Singapore, Malesia, Russia, 15 in Gran Bretagna, 2 Francia e come detto, due negli Stati Uniti.
Non male, assolutamente.
A quando una bella apertura Uniqlo, anche qui da noi in Italia? Sarebbe ora!
Mi auguro dunque che Uniqlo possa approdare presto nella penisola, magari con il robot Wakamaru (di cui vi parlerò meglio in un post apposito) che aiuta nella scelta dei capi i clienti più piccoli.
Sarebbe davvero divertente ^0^.

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Venerdì, Ottobre 7, 2011

ToDai

todai.jpg

Todai University

Ieri la rivista Times Higher Education ha pubblicato l’elenco delle migliori 400 Università al Mondo.
Todai, l’Università di Tokyo, è scesa rispetto all’anno scorso dal 26° posto al 30°, confermandosi comunque come la migliore Università dell’Asia.
La rivista in questione ha collaborato con Thomson Reuters per stilare tale lista, basandosi largamente sul livello d’insegnamento e sulle capacità di ricerca dei vari Atenei.
Le istituzioni sono state inoltre giudicate considerando l’internazionalità dello staff e degli studenti, l’abilità di trasferire le ricerche compiute in acquisizioni commerciali ed infine tenendo conto dell’influenza di tali ricerche, in base al numero di citazioni che ricevono.

Fra le Università asiatiche c’è quella di Hong Kong al 34° posto mentre la migliore fra le istituzioni cinesi è Peking University, che rientra fra le prime 50 del mondo, al 49°posto.
Ma a dominare le prime 10 posizioni della classifica, sono le Università US e British: al primo posto troviamo California Institute of Technology , al secondo la prestigiosa Harvard, che ha tuttavia perso la prima posizione, poi Princeton in quinta posizione, seguita da Cambridge.
Per trovare la prima Università italiana bisogna scendere al 226° posto dove appare l’ateneo di Bologna.
Così è.

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