Venerdì, Settembre 30, 2011

Quando gli uomini fumavano come camini

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scritto da Kaori Shoji e tradotto da Fabiola Palmeri

La domanda ” Tabako wo osui ni narimasuka?, Fumi per caso?, non capita più così spesso.
Sono tanti i luoghi pubblici di Tokyo dove è vietato fumare e molti altri che danno per scontato che nessuno abbia più voglia di farlo.
Ed ora che il nuovo ministro di Kōseirōdōdaijin, Sanità, Lavoro e Welfare, Yoko Komiyama ha ventilato la possibilità di aumentare a 700 yen il prezzo di un pacchetto di sigarette, tutti gli aienka, i fumatori incalliti stanno, per così dire, fumando di rabbia.
Komiyama ha affermato che aumentando il prezzo delle sigarette il Governo spera di mettere insieme dei fondi per Tohoku fukkō, ovvero per la ricostruzione del Tohoku dopo terremoto e, nello stesso tempo, scoraggiare le persone a fumare.
Dichiarazioni dopo le quali, sembra che parecchi burocrati di alto livello del Zaimushō, il Ministero delle Finanze nipponico, abbiano cominciato a sputare sul pavimento di marmo dei loro uffici privati, dicendo inoltre frasi del tipo:
- Buttate quel babaa, o vecchio brocco, fuori dal Gabinetto, ADESSO”-
Zaimushō ha il controllo diretto sulle tasse derivate dalla vendita di tabacco quindi tutti noi penseremmo che i suoi uomini dovrebbero essere stati più che felici della proposta di Koyama san e che avrebbero dovuto ringraziarlo.
Non è successo.

Perché, anche loro come la maggior parte dei fumatori, fanno man bassa di sigarette per poi dileguarsi, ogni volta umanamente possibile per una pausa sigaretta.
Uno dei miei fratelli, un fumatore provetto fin dai 15 anni- dice che a questo punto, lo spazio per chi vuol tamariba, fumare, ristretto a pochi metri quadrati di un umido pavimento, appena fuori dalla porta sul retro dell’edificio della sua ditta, ha la stessa densità di popolazione ed irritabile disperazione della Yamanote nell’ora di punta.
A proposito, c’era un tempo in cui si poteva fumare dovunque: sui treni, lungo i binari delle stazioni,teatri, taxi, negozi e naturalmente in angusti appartamenti pullulanti di neonati.
Era normale che gli uomini esalassero del fumo quasi ogni minuto della loro vita da svegli- e molte donne facevano lo stesso.

Mia nonna fumava un pacchetto al giorno, sostenendo che le volte che accendeva una sigaretta erano gli unici momenti in cui poteva sedersi e prendersi una pausa.
Mi sembra di vederla, una Mild Seven fra le sue eleganti dita, leggermente inchinata su un libro ed effettivamente estraniata dagli incessanti doveri e dalla famiglia.
Era irreprensibile, perfino bella. Ed in quei momenti la famiglia si guardava bene dal disturbarla.
I suoi figli sono stati accaniti fumatori almeno fino ai 60 anni, prima di immettersi nel boom della salute e del fitness.
I suoi nipoti- ora sui 30 e 40 anni, continuano a smettere e a riprendere, senza dubbio il risultato di aver iniziato l’abitudine in tenera età. Nessuno in famiglia si preoccupava che la nicotina potesse impedire la loro crescita.
Veramente, mia madre ( anche lei fumatrice, per la stessa ragione di mia nonna) rideva e sosteneva che la stessa casa traeva del beneficio da un piccolo impedimento, specialmente le scale che finivano dove il soffitto era basso e si era annerito dopo anni in cui le teste dei ragazzi ci finivano contro.

Molte donne fumavano come accessorio, e andando indietro alla fine del 20°secolo, fumare era anche il modo più comune per perdere peso.
Non si ricorreva a nessuna di quelle mode di esercizi o alla disperata ricerca di hosei shitagi, biancheria intima che corregge la postura. Perfino il contare le calorie era considerato obasan-kusai ovvero qualcosa che odorava di donne di mezza età e soprattutto poco efficace.

Il modo migliore per sconfiggere il grasso era smettere di mangiare, e per uccidere l’appetito ed apparire al meglio ciò facendo, era fumare.
Sicuramente eravamo inondate di otehon modelli di ruolo, particolarmente delle pubblicità che mostravano raffinate donne straniere con addosso abiti attillati nell’atto di prendere delle sottile e carinissime sigarette ( ve le ricordate?) che spuntavano da delle amorevoli borsette rosa. Quei giorni sono finiti.
Ormai pochissime donne si accendono una sigaretta in pubblico e contare le calorie è diventato un passatempo comune, che si può seguire e controllare religiosamente anche sullo schermo di sumaho, uno smartphone.people-smoke-cigarettes-i-006.jpg

E’ interessante notare che, una delle cose scoperte dopo il terremoto e lo tsunami è stato il notevole numero di fumatori della regione di Tohoku. Per le persone che lavorano i campi e pescano in mare, fumare è un modo per rilassarsi. (In effetti molte campi e aziende che producono tabacco sono concentrate proprio nel nord-set).
Nelle tendopoli da Saitama fino su a Miyagi, migliaia di uomini hanno detto che gli mancavano le loro sigarette e si lamentavano di quanto era difficile provare un senso di normalità senza potere stringere una sigaretta fra le labbra.

Il regista cinematografico Hayao Miyazaki è stato uno dei primi fra le personalità dello spettacolo ad iniziare un fondo per le sigarette, e ha spedito oltre 1000 scatole ai fumatori in Tohoku. Lui è un forte fumatore ed in una intervista Tv, Miyazaki ha detto che in tempi come questi, la nicotina è una forma di nutrimento e che era una follia applicare standard di salute normali alle persone che si trovavano in una condizione di estrema tensione.
Le notizie da 700 yen per pacchetto, lo avranno fatto sputare sul pavimento del suo Studio Ghibli?
Sinceramente ci auguriamo di si-.

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