Lunedì, Luglio 26, 2010

La casa di Totoro

Oltre all’uscita del nuovo film di casa Ghibli, papà Hayao Miyazaki è riuscito nell’impresa di far rivivere un vero parco intorno alla restaurata casa dell’adorabile Totoro. totoro.jpeg
Lo scorso anno, la casa che aveva ispirato il regista e sceneggiatore giapponese Miyazaki per la stesura del film Tonari no Totoro nel 1988, era stata bruciata e quindi distrutta.
Ma ieri è stata aperta al pubblico, bella e ristrutturata alla perfezione con tanto di 840 metri quadrati di parco intorno.
La casa si trova nel quartiere di Suginami, esattamente ad Asagaya proprio vicino allo Studio Ghibli e a molti altri studi di animazione di Tokyo.
Fino a pochi anni fa, in questa casetta di legno ad un solo piano, con il tetto di tegole rosse e gli infissi delle finestre dipinti di bianco, abitava ancora la signora Kondo Ei, circondata da alberi di ulivo, rose, magnolie ed altri 50 tipi di piante.
Ovvio che Miyazaki la scegliesse come casa della misteriosa creatura della foresta che è appunto Totoro.
Ma nel 2007 la signora Kondo si trasferì per motivi di salute in un’altra casa e molte persone del quartiere firmarono una petizione affinché la casa ed il terreno che la circondava diventassero un parco pubblico.
Il governo di Suginami comprò il terreno ed ecco pronta la nuova casa di Totoro con più di 100 specie di piante e fiori a disposizione di grandi e piccini.
La signora Kondo ha oggi 85 anni ed è felicissima che la sua ex casa sarà visitata da milioni di persone.
casa-di-totoro.jpg Anche noi non vediamo l’ora di incontrare Totoro e famiglia e magari di bere un te verde insieme.
Condividi

Giovedì, Luglio 22, 2010

Ninja park

Una foresta per piccoli Ninja!nonja.jpg
Il にんじゃのもり Ninja no Mori esiste davvero ed è appena stato inaugurato come campo atletico di allenamento a Nabari, nella Prefettura di Mie.
Si trova vicino ad una cascata molto famosa Akame Shijuhachi-taki che, dice la leggenda, fu davvero il campo di addestramento dei ninja appartenenti al clan いが Iga.
Sempre secondo la leggenda, molti anni fa i Ninja praticavano duramente per raggiungere grandi abilità, proprio fra queste montagne del Giappone sud-orientale. Ma ora tutti potranno esercitarsi in questo nuovo campo atletico e praticare alcune delle arti ninja come: arrampicarsi su scale di corda, lanciare stelle di gomma contro bersagli di paglia e molto altro. Ovviamente si è pensato anche ai minimi particolari e si potranno anche affittare delle divise tipiche dei ninja.
Prima di appartenere al clan Iga, i ninja dovevano allenarsi molto accuratamente e sottoporsi ad una selezione, così chi farà addestramento in questo nuovo parco tematico, otterrà un riconoscimento scritto, un certificato arrotolato, simile a quelli realmente offerti ai veri ninja.
In Giappone esistono moltissimi parchi tematici ed hanno sempre un grande successo.
Anche questo, ne sono certa, sarà affollatissimo.
Condividi

Lunedì, Luglio 19, 2010

Natsu

nn20100719a2a.jpg

Kyodo agency photo
E’ ufficialmente estate in Giappone.
Sabato scorso l’Agenzia Meteorologica nazionale ha decretato finita la stagione delle piogge e come d’incanto molte città del Giappone hanno subito visto salire le temperature sopra i 35 gradi centigradi.
Le città di Tatebashi, Prefettura di Gumna, Masuda, Prefettura di Shimane, Saga, Fukushima e Tokyo hanno registrato le temperature più elevate.
Anche oggi non si scherza con il caldo ma per fortuna non mancano piscine in Giappone, con un biglietto d’ingresso molto economico se paragonate alle nostre e tanto mare!
Per chi abita a Tokyo la spiaggia più vicina è quella di Odaiba il waterfront cittadino per eccellenza.
Una spiaggia non eccezionale ma confortevole con tanto di vista su grattacieli affascinanti e il Rainbow Bridge , uno dei ponti più belli del pianeta.
Oppure si può andare a Zushi Marina , dove da quest’anno non è più consentito fumare in spiaggia.
Approvo la decisione della cittadina di Zushi.
Pensate che meraviglia camminare a piedi nudi sulla spiaggia senza dover affondare i piedi fra le cicche!
Niente più pulizia della sabbia prima di sedersi e niente puzza di fumo.
Grande idea. Quando la metteremo in pratica anche qui da noi?

Condividi

Domenica, Luglio 18, 2010

Obaasan

elderly_japanese_w_1676445c.jpg Le おばあさん obaasan, le vecchiette giapponesi ultra settantenni sono incredibilmente forti ed ostinate. Si aggirano ovunque per le città, da mattina a sera e non conoscono ostacoli di sorta.
Nelle superaffollate stazioni di Tokyo, per strada e nei negozi le obaasan bassine, magre e un po’ curve, ti guardano con noncuranza e vanno dritto al loro scopo. Sugli autobus e dentro i treni poi, adottano il loro stile inconfondibile e riescono a trovare sempre il modo per arrivare prime a sedersi.
Giustamente puntano dritto verso i posti riservati agli anziani, i famosi Silver seat che ogni tanto tuttavia, sono già occupati.
Ma ecco cosa può accadere, raramente ovvio, eppure succede…..
Leggo la notizia dal quotidiano britannico Telegraph che racconta l’avventura della sessantaseienne Tamiko Masuda .
L’altro giorno, la signora Tamiko, che gestisce un condominio a Nagasaki, doveva essere di umore pessimo, perché salita sul bus e secondo le testimonianze di alcuni passeggeri, ha assalito con il suo ombrello uno studente.
Il ragazzo non si era alzato per lasciarle il posto ed occupava proprio i posti riservati agli anziani.
La signora non ci ha pensato su due volte e con uno scatto degno di un leone ha cominciato a colpire il diciottenne, con l’inseparabile ombrello da stagione delle piogge ed oltre a procuragli diverse contusioni gli avrebbe anche spaccato il naso.
La Polizia rivela che dopo averla arrestata, la giovane nonnetta tutto fuoco si è rifiutata di ammettere ed anche di negare le accuse ma avrebbe affermato di essere già incorsa in incidenti simili altre volte.
Il fatto successo nella città di Nagasaki, è piuttosto sintomatico del divario sempre maggiore che esiste fra le generazioni in Giappone.
Gli anziani sono ormai una grande percentuale degli abitanti del Paese e si aspettano un comportamento rispettoso da parte dei giovani, che invece cominciano a perdere le così dette, buone maniere.
Però, che tempra la signora Tamiko !
Condividi

Giovedì, Luglio 15, 2010

Orgogliosi di essere giapponesi

scritto da Kaori Shoji, Japan Times e tradotto da Fabiola Palmeri

nippon_japanese_tshirt-p235170753288080289yz4s_400-1.jpg La star del calcio Hidetoshi Nakata ed ex membro della nazionale, aveva detto ai media, poco prima dell’inizio della Coppa del Mondo- Wārudo Kappu no koto wo kangaeru to Nihonjin de aru koto wo saininshi ki suru ワールド・カップのことを考えると日本人であることを再認識する-

Ovvero - Quando penso alla Coppa del Mondo mi rendo immediatamente conto di essere Giapponese.
A molte persone questo commento è parso piuttosto strano. Bisogna ricordare a questo ragazzo di riconnettersi a qualcosa di così ovvio? Ma per molti Giapponesi, la frase ha perfettamente senso.
Molti giapponesi infatti attraversano lunghi periodi della propria vita durante i quali preferiscono non pensare alla loro nazionalità, o addirittura far finta di essere qualsiasi cosa tranne che Giapponesi.

Quando uno dei miei fratelli aveva circa 16 anni, se ne andava in giro sostenendo di essere stato adottato e che proveniva di fatto dalla Repubblica Domenicana. ( Aveva la testa piena di riccioli naturali, come prova di questa verità.)
Noi fratelli eravamo annoiati a morte, ma nel fondo dei nostri cuori lo capivamo.
Chi davvero potrebbe mai desiderare di essere Giapponese?
Sarebbe troppo dasai, debole e senza speranza ed anche piuttosto complicato a causa del bagaglio storico, senza parlare dello stigma di essere capace a fare cose noiosissime come le macchine fotocopiatrici e non essere invece capace a far cose che contano davvero, come ad esempio Sesso e Calcio.

Dunque è stato con grande orgoglio e senso di redenzione che siamo stati in grado di trasmettere e dire al mondo: サッカーもね, sakkā mo ne !anche il calcio !
La nostra nazione ossessionata da sport ed esercizio - dai bambini di 5 mesi di vita che frequentano la loro prima lezione di nuoto, fino ai corridori novantenni che corrono nella Maratona di Tokyo- è stata presa dalle vertigini dell’allegria alla notizia che Nippon daihyō 日本代表 la Nazionale giapponese, è stata inserita fra i Besto 16 ベスト16, le migliori 16 squadre del mondo.
Ed è sembrato che improvvisamente, su scala nazionale, la gente abbia iniziato a smettere di far finta di essere della Repubblica Domenicana.
All’ incrocio di Hachiko a Shibuya, lo schermo gigante digitale mostrava i giocatori della Nazionale che cantavano l’inno nazionale, mentre le ragazze che trottellavano sui loro tacchi infilate nelle minigonne più corte di tutto l’emisfero Orientale, si fermavano sopraffatte dall’emozione.

Quando la squadra è atterrata all’areoporto di Kansai, dopo le settimane gloriose in Sud Africa, sono stati più di 4.000 i fan accorsi per dargli il benvenuto a casa dicendo -Yūki to kandō wo arigatō! 勇気と感動をありがとう, grazie per averci dato coraggio e ispirazione !- Ciò che non hanno comunicato, ma probabilmente sentivano, è stato un orgoglio genuino di essere Nihonjin 日本人 Giapponesi ed una ritrovata gioia nell’udire l’inno nazionale cantato per ben quattro volte di fronte al mondo.

Ah, il kokka seishō 国歌斉唱 o il cantare l’inno nazionale. Non molto tempo fa, cantarlo in qualsiasi luogo che non fosse un Torneo di Sumo, era qualcosa che semplicemente non si faceva.
Ci dicevano che altrimenti sarebbero accadute cose terribili, come ad esempio che l’intera Asia sarebbe esplosa in lacrime e in indignazione, e la cosa sarebbe stata discussa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

All’interno del sistema scolastico, l’inno nazionale è un soggetto particolarmente sensibile. Mio fratello ha frequentato una uyokukei 右翼系 una scuola di destra e per soli ragazzi, che enfatizzava la disciplina fisica, il Periodo pre-Meji (1868-1912), la letteratura ed il kendo, dunque l’inno nazionale veniva cantato tranquillamente ogni anno nel giorno del diploma. Ma in alcuni anni, a seconda del clima politico, non veniva cantato affatto.

Per quanto riguarda la scuola dei missionari Cattolici che io ho frequentato, cantare l’inno nazionale era una cosa mai sentita.
Ho quindi finito di imparare le parole dell’inno da adulta e solo per caso.
Questa è una cosa del tutto impensabile per chiunque provenga dagli Stati Uniti, dove l’inno è intrecciato nella psicologia collettiva nazionale, una icona pari all’aquila, ed è cantato ovunque ed in qualsiasi clima politico.
Cupcakes del quattro luglio con stelle e strisce per tutti?

Quest’anno, grazie a daihyō chīmu 代表チーム squadra nazionale, possiamo indulgere in una piccola celebrazione di identità nazionale.
Per le donne, parte della gioia è quella di riscoprire le virtù del Nippon danji 日本男児, il genere maschile giapponese, con i loro tratti distintivi come l’essere majime 真面目 seri, kamoku 寡黙, reticenti, jibunni kibishiku 自分に厳しく severi con se stessi, massugu まっすぐ dritti come frecce e chūjitsu 忠実 leali , - come dimostrato dalla squadra.
Conosciuti ormai largamente come i Blue Samurai, i ragazzi della squadra ci hanno reso felici di essere donne giapponesi, che hanno visto i propri connazionali nei loro momenti migliori e più brillanti.

Come previsto, non è durato molto a lungo, ma è avvenuto un cambiamento.
E’ stato sottile ed impercettibile, ma la chimica molecolare dell’essere Nihonjin si è decisamente mossa.
Per quanto riguarda quel mio fratello Domenicano, è uscito prima dal lavoro per poter guardare la partita ed è tornato con una vera aureola: I cieli si sono aperti, un raggio di luce lo ha colpito ed ora lui è……Giapponese.
Condividi