Venerdì, Aprile 30, 2010

Spring Decorations

news_large_kamakura01.jpgYesterday in Tokyo, were announced the names of people who will receive the decoration of Spring.
This is an annual award given by the Japanese government to individuals who have distinguished themselves in various fields.
This year, among others, the award is given to the author of manga Ryohei Saigan of 62, who signed works like Kamakura Monogatari (Tales of Kamakura) and who last year won the Grand Prize at the 38th Awards Cartoonist Japan.
He is also known for Sanchome no Yuhi (Alba on third street), which was transformed into a TV series of 27 episodes and two movies.
Not many of us know his name (as many other famous Japanese artists) and then I inform you that Saigan was born in 1947 in Tokyo in the Setagaya district, attended Rikkyo Niza High School and Rikkyo University.
His career as manga artist began in 1972 when he won a prize at the Big Comic and of course, it wonderfully goes on!
Condividi

Giovedì, Aprile 29, 2010

Spring decorations

always.jpg

Sono stati annunciati ieri a Tokyo, i nomi delle persone a cui verrà assegnata la Decorazione di Primavera .
Si tratta di un’ onorificenza annuale assegnata dal governo giapponese a personalità che si sono particolarmente distinte in vari campi.
Quest’anno fra gli altri, l’onorificenza viene assegnata all’autore di manga Ryohei Saigan di 62 anni, che ha firmato opere come il manga Kamakura monogatari ( Racconti di Kamakura )news_large_kamakura01.jpg che ha vinto lo scorso anno il Grand Prize al 38mo Cartoonist Awards del Giappone e da cui è stato tratto un film e Sanchome no Yuhi ( Alba sulla terza strada), trasformato in una serie Tv di 27 episodi ed in due film.
Non molti conoscono qui da noi il suo nome, (come di molti altri famosi artisti giapponesi) quindi vi informo che Saigan è nato nel 1947 a Tokyo nel quartiere di Setagaya , ha frequentato la scuola superiore Rikkyo Niza e la Rikkyo University.
La sua carriera di mangaka iniziò nel 1972, quando vinse un premio al concorso Big Comic e naturalmente continua !
Condividi

Mercoledì, Aprile 28, 2010

Fallo a casa tua

856_540jpg.gif

pubblicato da il Venerdì, 2009
Preferisco dire dove fare qualcosa invece che proibire un’azione- racconta il graphic-artist Bunpei Yorifuji, autore di poster che invitano alle buone maniere nelle えき stazioni e nelle carrozze della
ちかてつ subway di Tokyo.
Perfino nell’educatissima capitale giapponese, i passeggeri hanno incominciato ad essere meno formali e hanno preso delle cattive abitudini, alle quali si cerca di mettere un freno.
I soliti avvisi che solitamente riempiono gli spazi pubblici nelle varie metropoli del mondo non servono molto a raggiungere lo scopo. Così da aprile dello scorso anno fino ad oggi, il 35enne Bunpei ha disegnato un poster al mese, a sfondo giallo evidenziatore con in nero, l’immagine di un tipico salary-man con tanto di occhiali e di una giovane office-lady in pose ed atteggiamenti “ sconvenienti” con l’unica e chiara scritta in alto che dice: Uchi de Yaru, ovvero
Fallo a casa tua , Fallo al pub e così via.
Un messaggio netto e davvero conciso che oltre a far riflettere, diverte e pare sia persuasivo più dei divieti già collaudati.
Fra le varie cose da fare solo a casa propria ci sarebbe quella di sdraiarsi ubriachi sui sedili, di fare make-up inoltrato ad occhi e labbra, di parlare al cellulare, di indossare zaini sulle spalle e anche di far sgocciolare l’ombrello bagnato sulle gambe dei vicini.
Condividi

Giovedì, Aprile 22, 2010

In Vespa da Torino a Kyoto

Pubblicato da Repubblica Torino, 14-02-2010
thumbs_p1050642.jpg かれわ: 24 anni appena compiuti, torinese, studente all’Accademia d’Arte Albertina e cameriere-barista in una discoteca del Valentino.
かのじょわ: 23 anni, studentessa giapponese di 京都大学 Università di Kyoto, con una borsa di studio per l’Università di Torino.
Si sono conosciuti e per un classico colpo di fulmine, innamorati.
Ma lei doveva tornare a Kyoto e così……
-E’ un’idea che mi è venuta per gioco, non volevo fare qualcosa di assolutamente nuovo, molto semplicemente ho cercato di essere il più razionale possibile- così racconta Giuseppe Percivati, conosciuto dai fan come PerciTour.com, il sito che lo ha accompagnato nella sua straordinaria avventura.
La sua impresa è in realtà molto più che originale , perché è partito il primo agosto del 2009 da Torino con la Vespa ed è arrivato a dicembre a Kyoto, per abbracciare la sua ragazza.
Nulla pare più romantico di un viaggio durato 5 mesi su una Vespa 125 del 1978, dalle Alpi alle colline del Kansai, percorrendo 24.000 Km. ed attraversando 16 nazioni, far cui Jugoslavia, Serbia, Turchia, Nepal, India, Malesia e tutto per amore.
- Si , la mia ragazza era ripartita per 日本, il Giappone, ed io avevo solo due scelte: o raggiungerla o perderla.
Ma i soldi per il viaggio erano un problema, così non mi rimaneva che la Vespa- dice Giuseppe - I preparativi del viaggio sono stati lunghi: visti, modificazioni essenziali, trovare piccoli sponsor, un motore nuovo, vaccinazioni e poi finalmente ho salutato tutti e sono salito sulla Vespa con un bagaglio di 60 kg., fra cui un sacco a pelo, una tenda, una tanica da 10 litri per la benzina ed una da 5 lt. per l’olio, una cassetta degli attrezzi e dei vestiti.-
Mesi di viaggio in cui Giuseppe ha rischiato parecchi incidenti ma che ha risolto con un - pizzico di fortuna e l’aiuto del destino- Arrivato nella capitale vietnamita Hanoi, ha rinchiuso la sua Vespa in una cassa di legno e l’ha spedita via mare fino al porto di
大阪 Osaka.
- Dopo 128 giorni di viaggio e 159 giorni senza vedere Saki, ritiro la Vespa e arrivo a Kyoto. Sono davanti a casa di Saki, ho indosso un abito nero elegante comprato in Vietnam e con un fiore in mano, rubato da un giardino pubblico, per mancanza di fondi, busso alla porta. Quando si apre e la vedo, capisco che è valsa la pena di fare tanta strada-
Per ora Saki e Giuseppe passeranno alcuni mesi insieme, fino all’inizio dell’estate, poi lui dovrà tornare a Torino in Vespa, e certamente ne sentiremo ancora parlare.

Condividi

Martedì, Aprile 20, 2010

Per tutte le tasche

Pubblicato su Slow Food n.44 http://www.slowfood.it/editore/Riviste/SLOWFOOD/IT/44/articoli/71_per_tutte_le_tasche.pdf
photo by Charlie de Volpi
pc220307.jpg Tokyo è l’insieme dei 13 milioni di persone che la abitano e dei quasi 20 milioni di individui che ogni giorno transitano dalle stazioni dei treni e della metropolitana che percorre in lungo, in largo e obliquamente tutta la superficie di questa megalopoli dell’Est estremo. Perché giornalmente sono milioni, le persone che vengono qui dalle vicine città di Chiba, Yokohama, Kawasaki e dalle altre città quasi satelliti,tutte per lavorare o per cercare di farlo.
In realtà i primi che in assoluto abitano l’alba della Capitale dell’Est ( To = est; Kyo = capitale) e svegliano pian piano tutto il resto della sua umanità, sono i suoi moltissimi corvi neri, fieri e dal lungo becco, che verso le cinque di mattina si aggirano puntualmente intorno ai ristoranti della città dove, grazie alle loro abilissime mosse, riescono ad aprire i sacchi dell’organico, ordinatamente esposti negli spazi adibiti, pronti per essere portati via dagli addetti alla pulizia delle strade.
Ecco, i karasu からす (corvi) sono i primi a fare colazione a Tokyo e, buongustai del riciclaggio, si servono a colpo sicuro: davanti ai ristoranti di yakitori
やきとり(carne di pollo alla griglia) sono certi di trovare avanzi di pollo e verdura, vicino ai ristoranti di tipo occidentale altro genere di rifiuti, accanto ai locali dove si mangia tonkatsu
とんかつ(carne di maiale impanata), troveranno carne suina e riso.
karasu1.jpg

La dieta dell’impiegato
Dopo le sei del mattino, però, i corvi spariscono dalle strade principali e si rifugiano intorno e dentro ai parchi perché la città comincia a funzionare. Fa chiaro molto presto a Tokyo e a quell’ora ripartono treni e metropolitane con i primissimi viaggiatori, solitamente giovani non ancora rientrati a casa dalla sera prima. In questa città si vive senza sosta, si può fare tutto 24 ore su 24 compreso cibarsi di qualsiasi genere di prelibatezza o di junk food.
E gli altri giapponesi di Tokyo, ad esempio i salary-men e le office- ladies, gli impiegati e le impiegate che compongono le principali categorie di chi vi lavora, come e di cosa si cibano? Lo sappiamo, questi sono tempi difficili per le grandi potenze del pianeta e lo scorso febbraio il 日本 Giappone ha addirittura perso il posto di seconda potenza economica del mondo, poiché la Cina ha operato il sorpasso; la crisi economica, insomma, si sente anche qui e già da diversi anni.
Era tipico che gli impiegati di buon livello a pranzo mangiassero nelle ottime mense aziendali con ricchi menù che propongono numerose scelte legate alla dieta tipica nipponica come zuppa di miso, riso e pesce alla griglia, pasta giapponese con verdure sotto sale, ma anche pasta all’italiana, hamburger, patate e insalata.
Oppure che si recassero in gruppo nei molti ristoranti presenti ovunque in città: la scelta in questo caso è davvero varia e soprattuto i prezzi, all’ora del pranzo sono molto convenienti, senza dubbio più che in Italia.
Con 7 euro e 50 si può mangiare, serviti e riveriti, un pranzo completo fatto di insalata, pasta al sugo, acqua e caffè ristretto o, rimanendo più classici, zuppa di miso, filetto di salmone con contorno di verdurine e riso in bianco, acqua e caffè americano, stavolta.
Ultimamente però, proprio a causa della crisi, stanno ritornando le vecchie abitudini di tanti anni fa e un numero sempre maggiore di impiegati si porta il cibo da casa o lo compra negli adorabili chioschetti o negozietti della zona in cui lavorano, che vendono street food, cibo tradizionale da mangiare direttamente in ufficio o, tempo permettendo, seduti nell’erba o sulle panchine dei numerosissimi parchi. Questa abitudine è particolarmente diffusa durante la stagione della fioritura dei ciliegi: accomodarsi sotto un albero carico di fiori rosa pallido è una delizia.
bento_box.jpg Il più famoso fra questi tipi di cibi è おべんと, o -bento, dove la o sta per un suffisso onorifico, come a dire: “il prezioso bento”.
Si tratta di una scatola di legno laccato o, più modestamente, di plastica nera chiusa da un coperchio, al cui interno si trovano tanti piccoli scompartimenti contenenti cibi diversi e ben bilanciati per un pranzo completo a un prezzo davvero abbordabile.
Un pranzo impacchettato che oltre a fornire un apporto equilibrato di elementi nutrizionali soddisfa anche il senso estetico giapponese, che nel cibo non rinuncia a proporsi.
Nelle scatole, in genere, si trovano: riso con semi di sesamo tostati, pesce o carne, qualche verdura sotto sale, cetrioli crudi, uno spicchio di mela, un pranzo che può essere consumato in poco tempo usando i bastoncini di legno usa e getta allegati o, per essere più ambientalisti, i bastoncini personali, portati direttamente da casa. Il tutto a un prezzo variabile dai tre ai cinque euro.

La dieta del senza tetto

Quanto detto vale per quanti il lavoro ce l’hanno ancora e non sono stati licenziati da un giorno all’altro, cosa che però è capitata a tanti, specialmente uomini dai 40 ai 50 anni, impiegati sia di livello medio sia di livello alto.
Dall’inizio del 2008 è stato un susseguirsi di licenziamenti in tronco: banche, istituti finanziari, industrie automobilistiche tutto d’un tratto hanno fatto a meno di persone che vi lavoravano da anni e che si sono trovate a ingrossare la comunità dei disoccupati e dei senza tetto.
Alcuni si sono perfino suicidati: era l’unica via d’uscita che hanno escogitato per garantire un introito alla famiglia, grazie all’assicurazione sulla vita che avevano continuato a pagare e che avrebbe lasciato alla moglie e ai figli di che andare avanti.
Vicino alla 新宿駅 stazione di Shinjuku, in alcuni parchi dove ancora non li hanno cacciati e soprattuto nel quartiere di Sanya, c’è una vera e propria comunità di homeless che ha costruito abitazioni fittizie fatte di cartone, perlopiù vicino al ponte di Komagata. Un’organizzazione non profit in particolare, la Sanyukai , riesce a preparare più di 500 pasti al giorno per queste persone, un o -bento con riso e carne o riso e pesce.
images-2.jpg Ma non solo gli homeless hanno bisogno di aiuto alimentare, ci sono sempre più famiglie che ne necessitano: nuclei composti da madri single, ad esempio, che il governo ha deciso di aiutare economicamente con sussidi mensili di cibo.
C’è anche chi non vuole presentarsi alle mense per poveri e cerca di aggiustarsi solo con l’ausilio della pensione sociale.
Così facendo riesce a comprare almeno il cibo -ormai un o -bento si riesce anche ad acquistare per due euro a scatola –, ma non ce la fa a pagarsi l’affitto di una camera.
E così proliferano in città i まんがきっさ manga kissaten o gli internet point, locali composti da corridoi divisi in piccolissimi ambienti dove può starci una sedia davanti a uno schermo video o a un computer e si può mangiare qualcosa, bere un caffè e perfino trascorrere la notte per quattro o cinque euro.
Troppo o troppo poco anche a Tokyo, la città più cara del mondo.

Condividi