Mercoledì, Marzo 16, 2011

Jishin 2

pubblicato da Repubblica.it, il 12 marzo 2011

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photo by Patrick de Volpi
Le strade di Shibuya sono vuote stamattina, come succede solo durante O’Shogatsu (Capodanno) quando davvero tutti i giapponesi sono in vacanza, finalmente insieme con i loro familiari.
Ma oggi non è esattamente festa Tokyo, c’è piuttosto un’atmosfera spettrale: non si vedono macchine, persone e tutti i caffè, perfino Starbucks, sono chiusi.
Le persone sono stanche, pochissimi sono riusciti a dormire a causa delle continue scosse di assestamento e per via dello shock.
E’ adesso che cominciano a rendersi conto della paura. Alcuni stanno lasciando la capitale per andare verso sud, Kyoto ed Osaka, nel tentativo di allontanarsi dall’onda anomala e dal fumo delle radiazioni nucleari. La sensazione di molti è quella di essere in trappola: hanno superato il Jishin (terremoto) è vero, i palazzi hanno tenuto, Tsu Nami ( porto e onda) non può colpire Tokyo, tuttavia c’è un’onda anomala tutta psicologica, che si chiama consapevolezza del disastro, arrivata nella capitale giapponese con tutta la potenza dei dieci metri d’acqua che si sono abbattuti su Sendai.
Ma la paura non si sta allontanando come si desidererebbe.

Elisabetta Manzini abita a Tokyo dal 1988, ha lavorato nella redazione in lingua italiana di Radio Japan ( NHK) ed insegna italiano all’Istituto Italiano di Cultura. Ecco il suo racconto:
-Non posso dire che va tutto bene perché adesso c’è il pericolo delle radiazioni. L’impianto di raffreddamento non funziona, c’è un grosso pericolo di contaminazione. Ci sentiamo in trappola. Gli aeroporti sono chiusi al momento.
L’esperienza è stata terribile.
In 23 anni di Giappone non avevo mai sentito una scossa così forte e lunga. Mi trovavo al 9 piano del Bell Commons (grande magazzino ad Aoyama) meglio che a casa.
Abito al 44mo piano! Infatti quando sono rientrata ho trovato che era caduta una parte della libreria e parecchie cose erano danneggiate. La scossa è stata lunghissima e fortissima e non si riusciva a stare in piedi.
Ho letto la paura in viso alle giapponesi forse per la prima volta in modo così evidente.
Ho pensato che era il Big One e che forse sarei morta. Ho pensato solo che era meglio morire subito piuttosto che rimanere schiacciata e impotente sotto qualcosa.
Finita la prima lunghissima scossa, ci hanno fatto scendere dalle scale, ma in strada è arrivata la seconda, fortissima scossa.
La gente era assembrata sui marciapiedi con i cellulari in mano che non funzionavano-.

Le scosse sono proseguite ancora fino a stamattina, per tutta la notte. I conbini (piccoli supermercati aperti 24 ore su 24) venivano svuotati e le carte di credito non funzionavano.
Il metro fermo ha causato incredibili disagi, un traffico pazzesco e l’impossibilità di trovare un taxi. Ho dormito a casa di un’amica e adesso stiamo tutti aspettando di vedere cosa fare.
Il Giappone può trasformarsi in una bomba ad orologeria per l’impianto nucleare. Siamo in attesa….-

Beatrice Lombardi di Firenze, vive con la sua famiglia a Tokyo, nel quartiere di Setagaya.
E’ stata l’organizzatrice della manifestazione ” Se non ora Quando” delle donne italiane in Giappone, il 13 febbraio scorso davanti all’Istituto Italiano di Cultura .

-Sopravvivere ad un terremoto di una magnitudo del 7,5 quella registrata a Tokyo è di per sè un fatto straordinario.
Tutto è stato straordinario venerdì 11 marzo .
C’erano stati due giorni di scosse, piuttosto sostenute, ma del tutto “innocue” e la vita aveva ripreso il suo corso naturale.
Treni pieni, strade congestionate, autobus al completo facevano da cornice ad una solita, tipica giornata.
Ero al nono piano di un edificio quando il terremoto ci ha colpite, me e la mia amica Chihiro , di sorpresa, come ha colpito di sorpresa tutti gli altri del resto.
Ci siamo guardate ed abbiamo capito subito che era qualcosa di diverso: non finiva mai. Ci siamo riparate sotto un tavolo, aspettando che la terra smettesse di tremare. In quei secondi lunghissimi, ci è passata la vita davanti, come quando sei sicura di dover morire.
E forse Chihiro lo era davvero. Era disperata, si sentiva in colpa per non aver dimostrato al marito ed ai figli tutto il suo amore quella mattina a colazione. Io, invece e non so perché, forse perché sono ottimista di natura, ho solo pensato che in Giappone non si può morire sotto le macerie di un terremoto.

Nel resto del mondo sì, ma non in Giappone. Finita la scossa siamo usciti, per le scale, in fila, senza ressa.
Nove piani di scalini che sembravano aumentare invece che diminuire nella discesa.
Tutta la città era in strada. Ho pensato che l’epicentro questa volta fosse stato Tokyo.
Non poteva essere altrimenti, troppo forte questa scossa, troppo lunga, ed il cielo si era pure rannuvolato.
Ci siamo prese qualcosa da bere per ridurre la tensione, e siamo salite in macchina. Cinque minuti dopo, mentre eravamo ferme ad un semaforo la seconda scossa. La macchina ballava come in balia delle onde.
Ho messo il freno a mano e la marcia di stazionamento. Chihiro mi tremava accanto come una foglia, dovevo rassicurarla, volevo rassicurarla. Ho acceso anche la radio per avere un po’ di musica. Tutti i canali non parlavano d’altro che del terremoto.
Ed è così, che abbiamo appreso che l’epicentro è stato a 300 chilometri di distanza da Tokyo, nel mare, a 130 chilometri dalla costa, con una magnitudo di 8.9 e che uno tsunami si stava abbattendo sulle coste.
La radio passava in rassegna le località colpite e la forza con cui le onde si abbattevano, portando via case, cose e soprattutto persone. Eravamo pietrificate.
Guidavo per forza d’inerzia, in un traffico micidiale, ma non ancora così congestionato, come sarebbe stato nelle ore successive. Abbiamo recuperato i bambini da scuola e siamo tornate a casa”.

La notte abbiamo dormito tutti in salotto, vestiti, pronti per scappare. I nostri zaini, con il kit sopravvivenza davanti alla porta, anche le scarpe pronte per essere calzate senza difficoltà.
Giubbotti disposti già in ordine, in caso di un’uscita imprevista. 40 scosse di assestamento - tutte sopra il 5 grado della scala Richter - sono state registrate fra le 23 e le 8 di mattina di sabato 12 marzo.
I bambini hanno dormito, io e mio marito ci siamo dati i turni, anche se nessuno dei due ha propriamente riposato.
Sopravvivere ad un terremoto di una così forte magnitudo è di per sè un fatto straordinario, come straordinario è questo popolo che convive con questa calamità da sempre e la vince. Purtroppo, contro la furia dell’acqua, di quello che qua chiamano O’tsunami, ancora non c’è nulla da fare: la natura fa ancora da padrona -.

Michele Benanti , di Palermo vive a Tokyo da due anni e frequenta un corso specialistico in politica presso l’università Hosei .
Sta facendo uno studio comparato tra le mafia giapponese e quella italiana con particolare attenzione alle infiltrazioni mafiose nella politica.
-Io abito nella zona ovest di Tokyo, quando è successo il terremoto ero a casa che mangiavo degli spaghetti e tutto quello che era sopra il tavolo è caduto….. Ehi, proprio in questo momento c’è un’altra scossa….
Mi sono vestito in fretta e sono andato verso la stazione. Ad essere sinceri , la scossa è stata molto forte, ma non pensavo che i giapponesi fossero stati così colpiti. Arrivato in stazione, invece, mi sono reso conto da subito della reale portata dell’evento.
A Tokyo tutti usano il treno o la metropolitana come mezzo principale per gli spostamenti e quando si blocca questa macchina che fa girare la città, anche i giapponesi si fermano: file interminabili di persone smarrite, persone che si rendevano conto di quello che era accadut e, pur abituati ai terremoti, non sapevano cosa fare. Un vecchio di settantacinque anni era impaurito.
Niente del genere si era mai visto.
Le scosse sono durate tutta la notte e la mattina avevano tagliato il gas per evitare altri problemi.
Adesso dopo quello che è successo a Fukushima la paura più grande è la pioggia radioattiva.
Se dovesse ancora esplodere quel reattore sarebbero guai per l’intera nazione.
Il Giappone è sempre stato preparato al grande terremoto ma nessuno aveva pensato alle centrali nucleari che per quanto all’avanguardia stanno cedendo alla forza distruttiva della natura. Se una cosa del genere fosse capitata in Italia non oso immaginare il disastro.
Ora e almeno nel mio quartiere la gente sembra abbastanza tranquilla.
Nei supermercati i generi di prima necessità come acqua potabile, zucchero e riso sono scomparsi ma per il resto è tutto nella norma anche i treni funzionano alla perfezione.
Per quanto mi riguarda ieri ho cercato di dare una mano in giro ma potevo anche non farlo: tutto era perfettamente organizzato: polizia nelle stazioni, personale delle ferrovie pronto a rispondere alle domande dei clienti.
Non sono spaventato, pur essendoci continue scosse mi sento tranquillo. Stavo leggendo in un giornale online, dice che hanno spento due reattori della centrale di Fukushima. Questo avrà ripercussioni sia nella zona di Fukushima sia a Tokyo, si pensa fino a giorno 14.
L’afflusso di corrente elettrica diminuirà di parecchio.
Non voglio tornare in Italia, sto bene qui, sono fortemente determinato a finire l’Università -.

Intanto l’Ambasciata italiana ha rilasciato delle linee guida in cui sconsiglia nelle prossime ore di dirigersi in auto verso l’aeroporto di Narita, perché l’autostrada é bloccata per verifiche.
L’aeroporto, che risulta al momento pienamente funzionante, ed è raggiungibile solo tramite la Keisei line dalla stazione di Nippori in quanto anche il servizio limousine bus non è ancora stato ripristinato. Sulla questione dei rilasci di radiazione dalla centrale nucleare di Fukushima, l’ambasciata riporta le prime risultanze emerse dagli approfondimenti in corso tra gli addetti scientifici delle Ambasciate UE e con le Autorità giapponesi. Non risultano nostri connazionali nel raggio di 100 chilometri.
Oggi L’Istituto Italiano di Cultura terrà il concerto di musiche di Traetta in programma in Auditorium alle 14.30.
Sarà eseguito soltanto lo Stabat Mater, mentre la Serva Padrona non verrà rappresentata. Si cerca insomma di ristabilire una sorta di normalità, ma è difficile.

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