Giovedì, Marzo 10, 2011

Donne giapponesi e l’arte di stare da sole

scritto da Kaori Shoji e tradotto da Fabiola Palmeri
foto di Gianni Pezzani

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Uno dei maggiori cambiamenti delle donne giapponesi negli ultimi cinque o più anni, è la loro nuova conquistata capacità di solitudine.

Le Tokyo joshi 女子 , ovvero giovani donne, donne singole o qualsiasi donna che si considera un individuo spiritualmente e relativamente libero, sono note, anche fra loro,
per essere solitamente incapaci a stare da sole.

Dalla scuola media in su, ci si aspetta che le ragazze tsurumu つるむ cioè stiano insieme legate come viti, in tutti i momenti della loro vita pubblica.
Ma ora vediamo donne per conto loro, ovunque.
Dagli hotel ai caffè, dai condomini con appartamenti solo per donne alle spa cittadine, la vista di una ohitorisama おひとりさま , una rispettosa donna da sola dunque, che si concede piccolo spazio dal business di esistere, è diventa talmente comune che nessuno le degna di un secondo sguardo.
Dietro al fenomeno c’è il basso tasso di matrimoni.
Molte donne preferiscono decidere di non prendersi un impegno a lungo termine che paralizzerebbe il loro stile di vita.
Secondo una ricerca governativa del 2009, le donne del Kanto ad esempio, preferiscono il proprio lavoro e la libertà finanziaria relativa rispetto al matrimonio, a meno che non le venga garantito che la loro qualità di vita aumenterà piuttosto che abbassarsi.
La cattiva notizia è :
in questi giorni e di questi tempi sembra quasi certo che il livello scenderà o meglio, crollerà fino al centro della Terra.
E la buona notizia? E’ così perfetto essere sole.

Miyoko Taniguchi ha 41 anni e sostiene che il suo metodo preferito per scaricarsi è hitori-zake 独り酒 ovvero bere da sola nel suo bar di zona preferito. -Hitorino hga zettai kiraku- -E’ certamente più rilassante bere per conto proprio-
E sebbene abbia un fidanzato la Taniguchi potendo scegliere cerca un’intossicazione solitaria invece che il fardello di una cena intima.
Ma Taniguchi e migliaia di altre ohitorisama si ricordano bene di quando nelle loro vite hanno dovuto aggregarsi, tsurumu con altre ragazze/donne per non rischiare murahachibu むらはちぶ , l’ostracismo sociale.
Durante gli anni della scuola, le ragazze tornavano spesso a casa esauste dopo un lungo giorno in cui avevano fatto tutto isshoni いっしょに insieme ad altre ragazze- e questo comprendeva anche andare in bagno durante la ricreazione.
Joshi toire 女子 トイレ , il bagno delle ragazze, era ed è ancora, un luogo caldo di pettegolezzi e di bullismo,
Essere assente quando le ragazze ridacchiano di fronte allo specchio, comportava spesso ostacoli sociali ed era molto evitato.
Definito come Tsureshon, pisciatina accompagnata, è stato un rito di passaggio nelle vite di molte ragazze giapponesi.
Ed una volta diventate adulte e ormai impiegate, il fattore tsurumu è sembrato accelerare invece che recedere, nella vita di queste donne.
Se una donna non aveva ki, colleghe femmine che erano entrate nella ditta con loro, compagne con cui pranzare, veniva considerata strana, impopolare ed anche priva di caratteristiche di attrattiva.
Le donne capivano d’istinto che essere viste da sole in pubblico, era l’equivalente di ricevere la lettera scarlatta, e fino ad oggi, la temuta pratica del benjomeshi ovvero mangiare nell’antibagno, vige ancora.
Questa è la pratica per cui si corre in un ekibiru, 駅ビル, un centro commerciale della stazione, ci si rifugia nell’antibagno di uno dei gabinetti e si mangia di gran fretta un dolcetto di panetteria per pranzo, piuttosto che rischiare di essere vista mangiare da sola in un ristorante.
Superati i 25 anni comunque, per una donna giapponese la vita diventa più facile.
Taniguchi dice che per lei la svolta è arrivata a 29 anni, quando decise di non dare più importanza ad un suo possibile matrimonio.
E decise anche di permettersi del privato, comprando ad esempio un combini bent コンビニベント, pranzo in scatola del supermercato e di gustarselo seduta in una panchina del parco durante l’ora di break.
I suoi colleghi la rispettavano abbastanza da lasciarla sufficientemente da sola.
-Atashi wa hitoridemo daijibu- dice la Taniguchi che suona come - Posso farcela da sola-.
E la considera essere la migliore delle sue affermazioni.

Veramente, le donne giapponesi hanno una lunga storia di nascondere se stesse in piccole tasche sociali fatte di indipendenza e solitudine.
Kyoto ed Osaka al riguardo sono avanti rispetto a Tokyo perché le donne mercanti e negozianti in quelle due città hanno sempre esercitato un notevole controllo, ci sono sempre stati luoghi in cui dare alle donne del Kansai conforto e rilassamento.

Nascoste nelle vie laterali delle città esistono case da te e ristorantini di pasta appositamente per donne.
Molti hotel hanno josei senyō furou, un piano di camere solo per donne.
E questo per provvedere alle donne che viaggiano da sole di non incappare in uomini sconosciuti nei corridoi o di sdraiarsi su materassi usati anche da corpi maschili.

Gli accademici giapponesi credono che il traino della società urbana giapponese non sia il denaro o la logica corporativa ma un profondo e radicato ningen fushin, cioè lo scetticismo verso il prossimo.
Probabilmente sono più vicini alla verità di quanto ci piaccia ammettere.

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