Giovedì, Luglio 15, 2010

Orgogliosi di essere giapponesi

scritto da Kaori Shoji, Japan Times e tradotto da Fabiola Palmeri

nippon_japanese_tshirt-p235170753288080289yz4s_400-1.jpg La star del calcio Hidetoshi Nakata ed ex membro della nazionale, aveva detto ai media, poco prima dell’inizio della Coppa del Mondo- Wārudo Kappu no koto wo kangaeru to Nihonjin de aru koto wo saininshi ki suru ワールド・カップのことを考えると日本人であることを再認識する-

Ovvero - Quando penso alla Coppa del Mondo mi rendo immediatamente conto di essere Giapponese.
A molte persone questo commento è parso piuttosto strano. Bisogna ricordare a questo ragazzo di riconnettersi a qualcosa di così ovvio? Ma per molti Giapponesi, la frase ha perfettamente senso.
Molti giapponesi infatti attraversano lunghi periodi della propria vita durante i quali preferiscono non pensare alla loro nazionalità, o addirittura far finta di essere qualsiasi cosa tranne che Giapponesi.

Quando uno dei miei fratelli aveva circa 16 anni, se ne andava in giro sostenendo di essere stato adottato e che proveniva di fatto dalla Repubblica Domenicana. ( Aveva la testa piena di riccioli naturali, come prova di questa verità.)
Noi fratelli eravamo annoiati a morte, ma nel fondo dei nostri cuori lo capivamo.
Chi davvero potrebbe mai desiderare di essere Giapponese?
Sarebbe troppo dasai, debole e senza speranza ed anche piuttosto complicato a causa del bagaglio storico, senza parlare dello stigma di essere capace a fare cose noiosissime come le macchine fotocopiatrici e non essere invece capace a far cose che contano davvero, come ad esempio Sesso e Calcio.

Dunque è stato con grande orgoglio e senso di redenzione che siamo stati in grado di trasmettere e dire al mondo: サッカーもね, sakkā mo ne !anche il calcio !
La nostra nazione ossessionata da sport ed esercizio - dai bambini di 5 mesi di vita che frequentano la loro prima lezione di nuoto, fino ai corridori novantenni che corrono nella Maratona di Tokyo- è stata presa dalle vertigini dell’allegria alla notizia che Nippon daihyō 日本代表 la Nazionale giapponese, è stata inserita fra i Besto 16 ベスト16, le migliori 16 squadre del mondo.
Ed è sembrato che improvvisamente, su scala nazionale, la gente abbia iniziato a smettere di far finta di essere della Repubblica Domenicana.
All’ incrocio di Hachiko a Shibuya, lo schermo gigante digitale mostrava i giocatori della Nazionale che cantavano l’inno nazionale, mentre le ragazze che trottellavano sui loro tacchi infilate nelle minigonne più corte di tutto l’emisfero Orientale, si fermavano sopraffatte dall’emozione.

Quando la squadra è atterrata all’areoporto di Kansai, dopo le settimane gloriose in Sud Africa, sono stati più di 4.000 i fan accorsi per dargli il benvenuto a casa dicendo -Yūki to kandō wo arigatō! 勇気と感動をありがとう, grazie per averci dato coraggio e ispirazione !- Ciò che non hanno comunicato, ma probabilmente sentivano, è stato un orgoglio genuino di essere Nihonjin 日本人 Giapponesi ed una ritrovata gioia nell’udire l’inno nazionale cantato per ben quattro volte di fronte al mondo.

Ah, il kokka seishō 国歌斉唱 o il cantare l’inno nazionale. Non molto tempo fa, cantarlo in qualsiasi luogo che non fosse un Torneo di Sumo, era qualcosa che semplicemente non si faceva.
Ci dicevano che altrimenti sarebbero accadute cose terribili, come ad esempio che l’intera Asia sarebbe esplosa in lacrime e in indignazione, e la cosa sarebbe stata discussa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

All’interno del sistema scolastico, l’inno nazionale è un soggetto particolarmente sensibile. Mio fratello ha frequentato una uyokukei 右翼系 una scuola di destra e per soli ragazzi, che enfatizzava la disciplina fisica, il Periodo pre-Meji (1868-1912), la letteratura ed il kendo, dunque l’inno nazionale veniva cantato tranquillamente ogni anno nel giorno del diploma. Ma in alcuni anni, a seconda del clima politico, non veniva cantato affatto.

Per quanto riguarda la scuola dei missionari Cattolici che io ho frequentato, cantare l’inno nazionale era una cosa mai sentita.
Ho quindi finito di imparare le parole dell’inno da adulta e solo per caso.
Questa è una cosa del tutto impensabile per chiunque provenga dagli Stati Uniti, dove l’inno è intrecciato nella psicologia collettiva nazionale, una icona pari all’aquila, ed è cantato ovunque ed in qualsiasi clima politico.
Cupcakes del quattro luglio con stelle e strisce per tutti?

Quest’anno, grazie a daihyō chīmu 代表チーム squadra nazionale, possiamo indulgere in una piccola celebrazione di identità nazionale.
Per le donne, parte della gioia è quella di riscoprire le virtù del Nippon danji 日本男児, il genere maschile giapponese, con i loro tratti distintivi come l’essere majime 真面目 seri, kamoku 寡黙, reticenti, jibunni kibishiku 自分に厳しく severi con se stessi, massugu まっすぐ dritti come frecce e chūjitsu 忠実 leali , - come dimostrato dalla squadra.
Conosciuti ormai largamente come i Blue Samurai, i ragazzi della squadra ci hanno reso felici di essere donne giapponesi, che hanno visto i propri connazionali nei loro momenti migliori e più brillanti.

Come previsto, non è durato molto a lungo, ma è avvenuto un cambiamento.
E’ stato sottile ed impercettibile, ma la chimica molecolare dell’essere Nihonjin si è decisamente mossa.
Per quanto riguarda quel mio fratello Domenicano, è uscito prima dal lavoro per poter guardare la partita ed è tornato con una vera aureola: I cieli si sono aperti, un raggio di luce lo ha colpito ed ora lui è……Giapponese.
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