Martedì, Aprile 20, 2010

Per tutte le tasche

Pubblicato su Slow Food n.44 http://www.slowfood.it/editore/Riviste/SLOWFOOD/IT/44/articoli/71_per_tutte_le_tasche.pdf
photo by Charlie de Volpi
pc220307.jpg Tokyo è l’insieme dei 13 milioni di persone che la abitano e dei quasi 20 milioni di individui che ogni giorno transitano dalle stazioni dei treni e della metropolitana che percorre in lungo, in largo e obliquamente tutta la superficie di questa megalopoli dell’Est estremo. Perché giornalmente sono milioni, le persone che vengono qui dalle vicine città di Chiba, Yokohama, Kawasaki e dalle altre città quasi satelliti,tutte per lavorare o per cercare di farlo.
In realtà i primi che in assoluto abitano l’alba della Capitale dell’Est ( To = est; Kyo = capitale) e svegliano pian piano tutto il resto della sua umanità, sono i suoi moltissimi corvi neri, fieri e dal lungo becco, che verso le cinque di mattina si aggirano puntualmente intorno ai ristoranti della città dove, grazie alle loro abilissime mosse, riescono ad aprire i sacchi dell’organico, ordinatamente esposti negli spazi adibiti, pronti per essere portati via dagli addetti alla pulizia delle strade.
Ecco, i karasu からす (corvi) sono i primi a fare colazione a Tokyo e, buongustai del riciclaggio, si servono a colpo sicuro: davanti ai ristoranti di yakitori
やきとり(carne di pollo alla griglia) sono certi di trovare avanzi di pollo e verdura, vicino ai ristoranti di tipo occidentale altro genere di rifiuti, accanto ai locali dove si mangia tonkatsu
とんかつ(carne di maiale impanata), troveranno carne suina e riso.
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La dieta dell’impiegato
Dopo le sei del mattino, però, i corvi spariscono dalle strade principali e si rifugiano intorno e dentro ai parchi perché la città comincia a funzionare. Fa chiaro molto presto a Tokyo e a quell’ora ripartono treni e metropolitane con i primissimi viaggiatori, solitamente giovani non ancora rientrati a casa dalla sera prima. In questa città si vive senza sosta, si può fare tutto 24 ore su 24 compreso cibarsi di qualsiasi genere di prelibatezza o di junk food.
E gli altri giapponesi di Tokyo, ad esempio i salary-men e le office- ladies, gli impiegati e le impiegate che compongono le principali categorie di chi vi lavora, come e di cosa si cibano? Lo sappiamo, questi sono tempi difficili per le grandi potenze del pianeta e lo scorso febbraio il 日本 Giappone ha addirittura perso il posto di seconda potenza economica del mondo, poiché la Cina ha operato il sorpasso; la crisi economica, insomma, si sente anche qui e già da diversi anni.
Era tipico che gli impiegati di buon livello a pranzo mangiassero nelle ottime mense aziendali con ricchi menù che propongono numerose scelte legate alla dieta tipica nipponica come zuppa di miso, riso e pesce alla griglia, pasta giapponese con verdure sotto sale, ma anche pasta all’italiana, hamburger, patate e insalata.
Oppure che si recassero in gruppo nei molti ristoranti presenti ovunque in città: la scelta in questo caso è davvero varia e soprattuto i prezzi, all’ora del pranzo sono molto convenienti, senza dubbio più che in Italia.
Con 7 euro e 50 si può mangiare, serviti e riveriti, un pranzo completo fatto di insalata, pasta al sugo, acqua e caffè ristretto o, rimanendo più classici, zuppa di miso, filetto di salmone con contorno di verdurine e riso in bianco, acqua e caffè americano, stavolta.
Ultimamente però, proprio a causa della crisi, stanno ritornando le vecchie abitudini di tanti anni fa e un numero sempre maggiore di impiegati si porta il cibo da casa o lo compra negli adorabili chioschetti o negozietti della zona in cui lavorano, che vendono street food, cibo tradizionale da mangiare direttamente in ufficio o, tempo permettendo, seduti nell’erba o sulle panchine dei numerosissimi parchi. Questa abitudine è particolarmente diffusa durante la stagione della fioritura dei ciliegi: accomodarsi sotto un albero carico di fiori rosa pallido è una delizia.
bento_box.jpg Il più famoso fra questi tipi di cibi è おべんと, o -bento, dove la o sta per un suffisso onorifico, come a dire: “il prezioso bento”.
Si tratta di una scatola di legno laccato o, più modestamente, di plastica nera chiusa da un coperchio, al cui interno si trovano tanti piccoli scompartimenti contenenti cibi diversi e ben bilanciati per un pranzo completo a un prezzo davvero abbordabile.
Un pranzo impacchettato che oltre a fornire un apporto equilibrato di elementi nutrizionali soddisfa anche il senso estetico giapponese, che nel cibo non rinuncia a proporsi.
Nelle scatole, in genere, si trovano: riso con semi di sesamo tostati, pesce o carne, qualche verdura sotto sale, cetrioli crudi, uno spicchio di mela, un pranzo che può essere consumato in poco tempo usando i bastoncini di legno usa e getta allegati o, per essere più ambientalisti, i bastoncini personali, portati direttamente da casa. Il tutto a un prezzo variabile dai tre ai cinque euro.

La dieta del senza tetto

Quanto detto vale per quanti il lavoro ce l’hanno ancora e non sono stati licenziati da un giorno all’altro, cosa che però è capitata a tanti, specialmente uomini dai 40 ai 50 anni, impiegati sia di livello medio sia di livello alto.
Dall’inizio del 2008 è stato un susseguirsi di licenziamenti in tronco: banche, istituti finanziari, industrie automobilistiche tutto d’un tratto hanno fatto a meno di persone che vi lavoravano da anni e che si sono trovate a ingrossare la comunità dei disoccupati e dei senza tetto.
Alcuni si sono perfino suicidati: era l’unica via d’uscita che hanno escogitato per garantire un introito alla famiglia, grazie all’assicurazione sulla vita che avevano continuato a pagare e che avrebbe lasciato alla moglie e ai figli di che andare avanti.
Vicino alla 新宿駅 stazione di Shinjuku, in alcuni parchi dove ancora non li hanno cacciati e soprattuto nel quartiere di Sanya, c’è una vera e propria comunità di homeless che ha costruito abitazioni fittizie fatte di cartone, perlopiù vicino al ponte di Komagata. Un’organizzazione non profit in particolare, la Sanyukai , riesce a preparare più di 500 pasti al giorno per queste persone, un o -bento con riso e carne o riso e pesce.
images-2.jpg Ma non solo gli homeless hanno bisogno di aiuto alimentare, ci sono sempre più famiglie che ne necessitano: nuclei composti da madri single, ad esempio, che il governo ha deciso di aiutare economicamente con sussidi mensili di cibo.
C’è anche chi non vuole presentarsi alle mense per poveri e cerca di aggiustarsi solo con l’ausilio della pensione sociale.
Così facendo riesce a comprare almeno il cibo -ormai un o -bento si riesce anche ad acquistare per due euro a scatola –, ma non ce la fa a pagarsi l’affitto di una camera.
E così proliferano in città i まんがきっさ manga kissaten o gli internet point, locali composti da corridoi divisi in piccolissimi ambienti dove può starci una sedia davanti a uno schermo video o a un computer e si può mangiare qualcosa, bere un caffè e perfino trascorrere la notte per quattro o cinque euro.
Troppo o troppo poco anche a Tokyo, la città più cara del mondo.

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