Mercoledì, Ottobre 23, 2013

MM Kyoto: International Manga Museum

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pubblicato il 23 Ottobre 2013 su La Repubblica

La vecchia scuola Tatsuike nel 25mo distretto di Kyoto è una struttura a due piani del centro città, con il classico campo sportivo antistante e la casetta del custode.
Dopo la ristrutturazione però, non ospita più gli studenti delle elementari ma molti, tantissimi ragazzi ed adulti che la visitano giornalmente, e che provengono da tutte le parti del Mondo, fra cui un bel numero di italiani.
Perché? Forse molti non lo sanno ancora ma qui, dal 2006, ha sede il più grande, competente e fornito Museo Internazionale del Manga.
Dal 31 di questo mese e fino a febbraio, il Museo propone una nuova mostra temporanea davvero imperdibile, dedicata all’artista manga Ono Saseo (1905-1954) dal titolo The Modern Girl, the Southern Belle and the Bicycle Girl .
Si espongono alcuni suoi disegni a penna, dipinti ad olio, rotoli e moltissime riviste che dal 1930 al 1950 hanno pubblicato i lavori di questo artista che venne definito nell’epoca Showa “L’enfant terrible” del mondo manga.

Il Museo di Kyoto oltre ad allestire mostre tematiche - fra cui le due permanenti What is Manga dalle origini ai giorni nostri e 100 Maiko altrettante llustrazioni di famosi artisti che hanno interpretato le aspiranti Geisha di Kyoto, così popolari fino a qualche decenno fa- è il regno assoluto di migliaia di piccoli libri disegnati, un luogo-tempio della contemporaneità nipponica.
Il tempo passa in un lampo mentre si leggono i famosi fumetti giapponesi, che riescono a raccontare per immagini dalla Divina Commedia a Pinocchio, passando per la Mitologia nipponica e che sono disponibili per la lettura, e stipati ordinatamente dentro gli scaffali, lungo i muri della struttura.
Nella spaziosa Hall dell’edificio c’è un -Gift Shop- fornitissimo con alcune collezioni di manga storici, libri e video dei grandi maestri come Hayao Miyazaki e Osamu Tezuka .

Appena oltre il negozio è adibita una sezione di manga tradotti in diverse lingue, compreso l’italiano.
Nelle ex-aule del primo e del secondo piano invece vengono organizzati vari workshop guidati da docenti della facoltà di Manga dell’ Università Seika di Kyoto o da artisti internazionali, e conferenze con mangaka ospiti, mentre in alcuni appositi corner, sono posizionati dei computer con programmi di grafica che permettono ai visitatori di disegnare il proprio e personale fumetto.
Ecco spiegato il perché della folla davanti al Museo, che apre tutti i giorni dalle 10 alle 6 del pomeriggio, tranne il mercoledì.
Il biglietto che permette la visita all’intera struttura costa 6 Euro per gli adulti, 2,50 per gli studenti delle medie e superiori e solo 75 centesimi per i bambini delle elementari.
Ed una volta dentro ci si può rimanere anche tutto il giorno.

Accompagnati dai professori, genitori o da soli, i ragazzi leggono, disegnano, osservano e sperimentano a pieno quel Cool Japan che è il reale potere non economico ma -Soft- di Kyoto e del Giappone: la capacità di influenzare culturalmente i bambini, ragazzi e poi adulti di tutto il Pianeta.
http://kyotomm.jp

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Lunedì, Agosto 19, 2013

Kaze Tachinu

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Lunedì mattina del 29 Luglio a Tokyo: sveglia alle 8 per riuscire a fare doccia, colazione, vestirsi e correre in stazione.
Il mio biglietto per vedere Kaze Tachinu, il nuovo lavoro firmato da Hayao Miyazaki ed il suo Studio Ghibli è per la prima proiezione del mattino: alle 9.30 al Toho Cinema, un complesso di sale cinematografiche a Shibuya a pochi passi dall’uscita Hachiko, sulla Dogenzaka.
Arrivo puntualissima, anzi alle 8.50 e salgo al terzo piano del building.
Il mio biglietto è il posto n. 14 F al centro della sala .
L’avevo acquistato il giorno prima, dunque ho potuto scegliere bene.
Ma non mi aspettavo di vedere molta gente, essendo un lunedì mattina di fine Luglio.
Invece la sala si è riempita totalmente: molti ragazzi, adulti, amici, coppie, mamme con figli non piccoli, qualche sparuto bambino.
….Pubblicità di nuovi film in programmazione, commercial e poi gli annunci che ricordano, gentilmente, di spegnere i cellulari e di non riprendere le immagini e via…parte l’avventura.

Non aspettatevi una recensione e riassunto del film perché davvero non è il caso di rovinarvi la sorpresa.
Vi racconterò impressioni ed emozioni, qualche stralcio di storia e di critiche però poi sta a voi cercare di vedere il film, magari a Venezia se potete.
Lo proiettano all’interno della 70ma Mostra del Cinema di Venezia:

-1° Settembre alle 19.30 in Sala Grande
-2 Settembre alle 17.30 al Palabiennale

Come sempre ed ancor di più in questo film, Miyazaki si rivela un grande maestro, inavvicinabile per equilibrio, dettagli, scelta delle musiche e delle canzoni, bellezza dei tratti.
Ha un modo tutto suo di raccontare, senza soffermarci sul fatto che non utilizza per la sua animazione grafica computerizzata ma disegna ancora tutto a mano.
Ed il risultato è meraviglioso. Semplicemente.

Il protagonista della storia è il timido e geniale Horikoshi Jiro, che fu il designer del famoso e terrificante aeroplano da guerra
Zero Fighter usato contro la Cina gli Stati Uniti ed i suoi alleati durante i primi anni della Seconda Guerra Mondiale e che divenne anche conosciuto come la bara dei piloti giapponesi, quei Kamikaze che si suicidarono verso la fine del conflitto.

Una cosa importante da dire è che questo film parla di guerra ma non è un film di guerra.
E la sottigliezza non è da poco.
Molti in Giappone e all’estero hanno criticato la scelta di Hayaho Miyazaki, accusandolo di aver voluto con questo film, glorificare l’inventore di una pericolosa arma di distruzione, di aver in qualche modo reso onore al Giappone bellico.
Non è vero, e chi conosce Miyazaki, la sua storia, le sue dichiarazioni ed i suoi film lo sa perfettamente.
Il regista è un pacifista convinto, ma da sempre ama la sua terra, gli aerei, la natura, le storie d’amore ed anche…. l’Italia.

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Il giovane Horikoshi ha un sogno ricorrente: sogna di lanciare un piccolo aereo su dal tetto della sua casa e di volare sopra la bella campagna rurale del Giappone dei primi anni del Novecento, con un panorama mozzafiato.
Un Lost Japan di un’ estetica che è opera d’arte.

A scuola, Horikoshi prende in prestito da un professore una rivista d’aerei e quel numero particolare racconta della vita del designer di aerei italiano Gianni Caproni, il quale attraverso una serie di sogni, diventerà l’idolo del ragazzo e lo guiderà a realizzare il suo sogno: quello di costruire un suo aereo.
E’ la passione il nodo portante del film: per gli aerei, per il Giappone e la sua gente e, naturalmente, la vita di Horikoshi racchiude anche una romantica storia d’amore.

Basta, non vi dico altro se non che questo film è quello che più mi è piaciuto dai tempi di Il castello errante di Howl.
E’ una storia magistralmente descritta, bella, emozionante, piena di spunti narrativi che a mio parere, conquisterà il pubblico.
E se la critica ci vedesse anche qui in Europa, un che di militarista e di nazionalista, vuol dire che è strabica.

Hayao Miyazaki è riuscito di nuovo a regalarci qualcosa di profondamente bello.
Un progetto visuale di grande valore artistico e soprattutto ha tolto dalla mente dei più il pensiero che quel Zero Fighter fosse sin dall’inizio il frutto di volontà militari.
Mentre è stato, nella sua ideazione, il sogno di un bambino tenero e dotato.

Miyazaki Hayao’s Kaze Tachinu (The Wind Rises)
宮崎駿「風立ちぬ

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Venerdì, Aprile 5, 2013

Dragon Ball Z

Nel weekend è uscito in Giappone il nuovo film tratto dal popolarissimo manga Dragon Ball Z.

Tutti i fans di questo Anime -nato nel 1989 e trasmesso da Fuji Television-si sono precipitati al cinema e fra sabato e domenica scorsa Dragon Ball Z: Kami to Kami o Dragon Ball Z: Dei contro Dei, è stato visto in ben 312 cinema sparsi per tutto
il territorio nipponico.

I dati di frequenza e d’incasso sono impressionanti: 561,098 biglietti staccati per un incasso di 683,925,000 yen, circa 6 milioni di euro in soli due giorni.
Erano 17 anni che si aspettava l’uscita di un nuovo film su Goku e amici, e questo spiega in parte l’enorme successo del nuovo film, ma la casa di produzione della pellicola, la Toei Animation prevede un incasso finale che si aggirerebbe sui 30 milioni di euro.

In Italia l’ anime tratto dalla serie di Dragon Ball Z venne inizialmente trasmesso da Mediaset nel 2000 ed ebbe un successo di pubblico incredibile tanto da essere ripetutamente riproposto fino alla fine del 2012.

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Lunedì, Novembre 28, 2011

Sion Sono, crudeltà e dolcezza

Pubblicato su Repubblica To, 25 Nov. 2011

Il camaleonte Sono Sion, conosciutissimo in patria, ignoto in Italia, è il regista giapponese che viene presentato con una grande retrospettiva dal festival torinese.
Dal 1985 ha creato diciotto piccoli capolavori: da vedere Guilty of Romance che racconta la sessualità femminile nelle sue forme più estreme.
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C’è sempre qualcosa in grado di affascinare nei film di Sion Sono: violenza e crudeltà, un’impressionate emotività unita ad estrema dolcezza, generi e umori vari, tabù e mali sociali, il tutto condito da bellezza ed energia.
Questo regista giapponese, conosciutissimo in patria, all’estero e quasi nulla in Italia, è nato a Toyokawa nella Prefettura di Aichi, vicino a Nagoya nel 1961 e per fortuna ci pensa il Film Festival 2011di Torino a dedicargli Rapporto Confidenziale la sezione monografica della manifestazione.
Finalmente il pubblico potrà conoscere la maggior parte dei film di questo camaleonte della regia: ben 18 lavori, dal suo debutto nel cinema avvenuto nel 1985 con Ore wa Sono Sion da!( Io sono Sion Sono!) a Koi no Tsumi (Guilty of Romance) ultimo suo film.
Lo scorso settembre al Festival di Venezia è stato presentato Himizu (assente nella retrospettiva torinese) l’adattamento di un famoso manga ed ambientato nei luoghi colpiti dal terremoto e tsunami di marzo.
Nonostante il disastro nella regione del Tohoku, Sono ha continuato a girare il film e fra l’altro i due giovanissimi protagonisti di Himizu hanno vinto il premio Mastroianni 2011 come migliori giovani attori.
Il percorso espressivo di Sono può dividersi in tre periodi: l’inizio come regista di film indie presenti nei circuiti dei maggiori Festival Internazionali, fra cui Bicycle Sighs del 1990, il riconoscimento come regista cult grazie allo strepitoso seguito del film Suicide Club del 2002 ed il terzo periodo che arriva fino ai giorni nostri, iniziato nel 2007 con l’horror Exte.
Eppure questa suddivisione è solo un tentativo di mettere ordine nell’esplosiva creatività del regista che di fatto non segue assolutamente passi ordinati nella sua esposizione visiva e narrativa.
L’unico nesso che lega un film all’altro è la loro indiscussa originalità ed il fatto che Sono continua ad abbattere la marginalizzazione dei generi, rivelandone in maniera poetica, la comune e profonda emozione.

I temi esplorati dal regista giapponese parlano di alienazione dell’individuo, di un disperato desiderio d’amore e della realtà quotidiana, spesso brutale, nella società contemporanea.
Sembrerebbe che ormai nulla possa più provocare uno shock al pubblico, ormai abituato al sangue e che ride alla visione di parti di corpo che volano in aria.
Tuttavia Sion Sono con i 144 minuti di Guilty of Romance in cui tratta il tema della sessualità femminile nelle sue forme più estreme, potrebbe riuscire nell’intento.
Non lasciatevi fuorviare dal titolo, qui si parla di desiderio oscuro, misterioso e piuttosto pericoloso.
Non mancano però passione e forte intensità, ingredienti che hanno a che fare con la visione personale del regista a proposito delle spesso nascoste verità su matrimonio, sesso e amore.
Temi complicati che nonostante tutto non impediscono a Sion Sono di essere a Torino accompagnato dalla bella Megumi Kagurazaka attrice di diversi suoi film, che a Dicembre dovrebbe diventare sua moglie.

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Lunedì, Gennaio 24, 2011

Kuki Ningyō

kuki-ningyo.jpg L’altra sera ho visto il film Kuki Ningyō, ovvero Air Doll, del regista Hirokazu Koreeda e ci sto ancora pensando.
Prima di raccontarlo in parte e di parlare del regista giapponese che l’ha diretto, trovo che sia importante descrivere il mondo in cui si entra guardando questo film.
Un mondo che sta a metà strada fra il reale e l’immaginario, il cui sottile confine viene varcato di continuo e che dopo il primo stupore riesce a fare comodamente entrare lo spettatore.
Il regista riesce a comunicare sentimenti, gioie, paure e verità condivisibili da noi tutti.
In maniera diretta e spietata anche se infinitamente delicata.
Il film è stato mostrato ai Festival del Cinema di Cannes e di Toronto nel 2009 e non è ancora uscito in Italia.
Narra di Hideo, un uomo poco attraente e senza alcuna vita sociale che vive a Tokyo e fa il cameriere in un ristorante della città.
A casa sua c’è però Nozomi che lo aspetta e che divide con lui l’intimità .
Nozomi è una bambola gonfiabile che Hideo veste e vive come sua unica confidente e amore.
Una mattina però, dopo che Hideo esce per andare a lavorare, Nozomi si alza e guardando fuori dalla finestra decide di volere provare ad uscire e a sperimentare il mondo che c’è fuori da quella casa.
Incerta ed esitante Nozomi vede tutta una serie di cose e di persone a cui cerca di conformarsi.
Poi entra in un Videoshop dove lavora il giovane Junichi e se ne innamora, subito.
Dopo alcuni giorni riesce a farsi assumere nel negozio, dove pian piano percepisce che molti degli esseri umani che incontra sono vuoti come lo è lei, soli e tristi come Hideo.
Da qui la storia continua e Nozomi si comporta ormai come se fosse una vera ragazza, è diventata umana e sente con il cuore.
Ma non vuole essere metà bambola e metà donna, lei vuole fare pienamente esperienza di cosa sia la vita ed anche la morte.
Chi può aiutarla? Le persone vuote che incontra? Junichi? Hideo?
Decide quindi di andare a cercare la persona che l’ha costruita, colui che crea tutta una serie di bambole gonfiabili.
Non vado oltre nel racconto, spero fortemente che il film esca qui da noi al più presto.
Vale la pena vederlo.
Koreeda ha 49 anni e fa parte della nuova generazione di registi giapponesi di sicuro interesse.
I suoi film precedenti lo hanno fatto giudicare dai critici appartenente alla scuola di registi narratori come Yasujiro Ozu e di questo film dice:
- E’ la prima volta che lavoro ad un film tratto da un manga (scritto e disegnato da Yoshiie Goda e intitolato The Pneumatic figure of a Girl ). Ma mi è piaciuto molto e quello che voglio far notare è quanto noi tutti siamo vuoti e dare idea di ciò che facciamo per cercare di colmarci, di riempirci-.
Ci riesce benissimo, aggiungo.
Gli attori sono molto bravi, in particolare l’attrice che interpreta Nozomi, la sud coreana Bae Doo- na. bae.jpg
Non so se riempirsi d’aria possa colmare il vuoto che c’è in noi.
Quella parte di noi che si sente vuota, come si dice nel film, può solo trovare senso nella relazione con gli altri.
Sana, vera, leale,reciproca relazione fra esseri umani.
Vi avverto quando uscirà il film.

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